Ozone Park Band

Ozone Park Band

Ozone Park Band il jazz che si fonde con la musica progressive, con sonorità latine, elettronica passando per il sound tipico delle big band.

Fusion Rebirth, opera prima degli Ozone Park pubblicata da Emme Record Label è uscito a dicembre del 2017, è un disco che per certi versi rappresenta una vera e propria rinascita di sonorità appartenenti agli anni ’70 che ricevono nuova linfa vitale.

“Il disco – ci spiega Beppe Chironi – rappresenta un tuffo negli anni ‘70, per giunta in apnea, poiché si tratta di un progetto nato improvvisamente e per puro caso. Come in una vera immersione, infatti, anche l’ascoltatore resta sorpreso nello scoprire un mondo nuovo, abitato da numerose forme musicali che hanno radici in tutto il mondo.

C’è l’influenza dei ritmi latini, che si intrecciano con la musica progressive italiana e quella anglosassone. C’è naturalmente il Jazz, a volte nelle sue declinazioni swing, altre volte con ricadute funky.

I ritmi sono quasi sempre inusuali, e gli intrecci molto elettronici si alternano e convivono con strutture più tradizionali. Si tratta di un vero minestrone, una globalizzazione dei generi musicali, o almeno un tentativo di convivenza al passo coi tempi che ci pare, a giudicare dai primi riscontri ricevuti, essere ben riuscito.

Fusion Rebirth è sicuramente più orecchiabile di un classico del Jazz, e meno di un qualunque classico dei singoli generi in esso racchiusi, ma speriamo possa incontrare il gradimento anche di coloro che al jazz non si sono ancora avvicinati, rappresentando, crediamo, una porta di ingresso a un genere ancora troppo sottovalutato.”

Un progetto nato da un viaggio a New York che rappresenta senza dubbio un punto di partenza e una risposta allo scenario musicale odierno.

A proposito il musicista sardo prosegue dicendo che:
“Il disco è l’esito di anni ed anni di lavoro, studio, sacrifici e sogni. Rappresenta la risposta alla musica spazzatura del momento. A nostro parere l’anello di congiunzione tra chi ascolta solo musica commerciale e chi la snobba. Un modo facile per passare dal Pop al Jazz senza faticare troppo.

Il disco lo si capisce bene dopo tanti ascolti, come è tipico del Jazz, ma lo si ascolta con piacere fin dal primo momento, come è tipico del Pop. D’altra parte, la musica progressive di oggi non è che la musica Pop degli anni 70. I gruppi progressive italiani di allora, grazie a menti illuminate che ne producevano le idee, facevano concerti nei campi sportivi di quella che allora tutti definivano musica popolare. Questo la dice lunga su quale sia il livello attuale della musica commerciale, se la rapportiamo a ciò che si ascoltava allora. Questa porta, che riteniamo il nostro disco voglia aprire verso un mondo più appagante per l’ascoltatore, è un invito che riproporremo anche nei successivi lavori.

Sta di fatto che riteniamo di essere i primi in Italia a presentare un progetto del genere dopo almeno 30 anni. Dopo qualche mese dall’uscita dell’album, uscirá ad Aprile di quest’anno, il primo video tratto dal nuovo singolo Ozone Planet.

Nel frattempo entra nella Ozone Park Band il musicista polistrumentista Santino Cardia e la formazione è cosi composta da
Alessandro Masala (Drums),
Santino Cardia (Sax Alto, Sax Soprano, Flauto Traverso),
Gianluca Cossu (Congas, Timbales, Vibraphone),
Beppe Chironi (piano, E-bass, Clavi, Organs, Rhodes, Synyhetizers).


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