BLACK LANDS – A TRIBUTE TO AFRICA

BLACK LANDS – A TRIBUTE TO AFRICA

E’ uscito “BLACK LANDS – A TRIBUTE TO AFRICA” il nuovo CD del duo Silvia Belfiore e Andrea Morelli per l’etichetta sarda “Claire del Lune”.

Il CD è un voluto omaggio a questo meraviglioso continente attualmente interessato dai fenomeni migratori e nasce dall’incontro della pianista Silvia Belfiore ed il sassofonista Andrea Morelli al quale abbiamo fatto qualche domanda per conoscere meglio questo nuovo progetto.

“Nel panorama contemporaneo le musiche africane giocano un ruolo particolarmente importante – dice Andrea Morelli – l’interesse che possono destare è straordinario: l’ampia attenzione per la musica colta nell’Africa d’oggi è sorprendente.

Con Silvia Belfiore abbiamo iniziato a collaborare nel 2017  nello spettacolo teatrale di Alessandro Macis “Buongiorno vecchio Melies” con Omero Antonutti voce narrante, lo stesso anno  abbiamo musicato dal vivo il film muto “Lo studente di Praga”. Abbiamo subito trovato un ottimo affiatamento musicale, Silvia, che è docente di pianoforte classico al conservatorio “F. Vittadini” di Pavia, è una studiosa e ricercatrice di suoni e musiche africane, io sono un ricercatore del Jazz improvvisato, così è nata l’idea di registrare un disco che fondesse la tradizione della musica etnica africana, in forma scritta e l’improvvisazione jazzistica. Tutte le parti del pianoforte salvo pochissime eccezioni sono scritte mentre i sassofoni e il flauto sono completamente improvvisati”.

L’Africa è sempre stata un punto di riferimento importante di studio e ricerca per il jazz, che ha interessato tutti i musicisti, e non solo gli afro americani.

L’Africa è parte della mia vita, sono vissuto all’Asmara, in Eritrea, per diversi anni durante la mia adolescenza e porto nel cuore quella fantastica esperienza, l’Africa è parte di me, come del resto lo è anche il Jazz, questa musica deriva in via primigenia dall’Africa, dai popoli deportati come schiavi, c’è quindi una intima connessione tra le due musiche, credo che ogni musicista abbia un debito di gratitudine con l’Africa

 

In particolare su quali aspetti della musica vi siete concentrati?

Nel CD ci sono 7 brani di compositori africani di diverse nazionalità, ognuno di essi è peculiare, abbiamo cercato di fare un caleidoscopio di suoni tra loro molto diversi per dare una piccolissima idea della varietà della musica etnica del continente. Abbiamo inoltre voluto inserire anche due brani più legati alla tradizione puramente jazzistica: “Fleurette africaine” del grandissimo Duke Ellington, infatti, nonostante la sua nazionalità, Ellington ha sempre fatto riferimento all’Africa e al suo popolo impegnandosi anche politicamente nella lotta per i diritti civili.

Il secondo brano è “The Wedding” del pianista sudafricano Abdullah Ibrahim, altrimenti noto come Dollar Brand, anch’esso molto legato alla sua terra natia.

Infine un mio piccolissimo pensiero per la citta che mi accolto da giovane, cui ho voluto dedicare una brevissima buonanotte, “Goodnight Asmara”.

L’alta espressione artistica di questo genere musicale mette in luce vere dicotomie tra diverse parti del continente, contrapponendo, e allo stesso tempo unificando, la campagna e città, tra senso collettivo e individuale, tra tradizione e modernità, tra autenticità ed estraneità.

La musica africana è caratterizzata soprattutto da incessanti misture metriche, sincopi eccezionalmente complesse e contrappunti ritmici: è necessaria chiarezza e trasparenza per l’indipendenza delle linee. Inoltre, il pianoforte, che per la musica africana rappresenta un binomio relativamente recente che si può far risalire agli anni Venti del secolo scorso, si rivela un mezzo di espressione particolarmente adatto anche per la possibilità di ricreare sulla tastiera timbri e ritmi che rievocano quelli delle culture autoctone.

 

Avete lavorato per creare un collegamento, un ponte musicale con l’Africa, e l’album esce in un momento molto delicato dal punto di vista sociale per la questione dei flussi migratori.

Nonostante il progetto sia stato pensato nel 2017 è uscito in un momento di particolare tensione sociale e di diffusa intolleranza. Posso solo ricordare l’accoglienza per me e la mia famiglia quando siamo arrivati ad Asmara, mai un problema, una discriminazione, eppure, forse, gli eritrei avevano validissime ragioni per essere risentiti con chi li ha colonizzati e soggiogati a volte con estrema brutalità. Per questo oggi mi rattrista vedere come la storia non insegni niente, come le coscienze vengano lavate con candeggina senza porsi troppi problemi. Spero che questo CD venga considerato, oltre che un doveroso e sentito omaggio, anche come un invito alla tolleranza e alla integrazione tra due culture.

Vorrei inoltre ringraziare uno speciale artista africano, Fathi Hassan del Cairo. Ho visto l’opera di Fathi su internet, il cui titolo “Migration of signs” mi ha molto colpito e avrei voluto usarla come copertina. Fathi è un artista molto noto a livello internazionale, le sue opere sono esposte, per citare solo alcuni luoghi, al National Museum of African Art di Washington DC, al British Museum, Londra, al Metropolitan Museum of Art di New York City, al Barjeel Art Foundation degli Emirati Arabi Uniti, al Victoria and Albert Museum di Londra.

Gli ho quindi mandato una email chiedendo l’autorizzazione per usare una sua opera, senza troppe speranze, vista la notorietà del personaggio; ebbene, il giorno dopo mi è arrivata la liberatoria e la telefonata personale di Fathi, che, in perfetto italiano, si complimentava per il progetto e mi dava la totale autorizzazione. Succedono anche cose belle nel mondo.

Marco Sotgiu

Marco Sotgiu

Fondatore e Direttore di spettacolart.it Appassionato di musica. Suono la batteria. Non sono un giornalista.


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