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ELIAS LAPIA: LA MUSICA È LA RICERCA DI UN TE STESSO MIGLIORE | Spettacolart

ELIAS LAPIA: LA MUSICA È LA RICERCA DI UN TE STESSO MIGLIORE | Spettacolart

Sono appena terminate le registrazioni del primo album di Elias Lapia, giovane sassofonista che si è distinto in questi ultimi anni sulla scena dei giovani musicisti italiani.

Per la foto di copertina ringraziamo il fotografo Giulio Capobianco.

Elias Lapia, giovane sassofonista di 23 anni, ha partecipato a numerosi Festivals di livello internazionale  (clicca qui per leggere tutto sulle sue esperienze musicali) ed è il vincitore nel 2019 del  Premio Internazionale Massimo Urbani, il prestigioso e più importante concorso  italiano per solisti che dal 1996 scopre i giovani talenti del jazz, che già l’aveva visto distinguersi sei anni prima:
“Il contralto Elias Lapia ha dimostrato inventiva e sottigliezza rispetto ad altri pur molto bravi” – così commentava il giornalista della prestigiosa rivista specializzata Musica Jazz, Libero Farné.

E’ vincitore anche del Premio Imaie che gli darà la possibilità di partecipare a 8 concerti.

Ph Valter Sguerzi

Attualmente Elias continua i suoi studi in Olanda per l’ultimo anno del Master in Sassofono Jazz al Koninklijk Conservatorium e per la nuova rubrica dedicata ai giovani talenti del jazz italiano l’abbiamo intervistato per conoscerlo meglio.

La recente vittoria del Premio Urbani a sei anni dalla tua prima partecipazione in cui raccolsi già grandi meriti; tutto questo tempo passato da l’idea che tu abbia voluto prepararti in modo particolare per tornare nel 2019 a questo importante concorso.

Si in effetti mi ero ripromesso che avrei ripartecipato al concorso solo dopo essermi formato in una certa maniera, il livello nel 2013 era decisamente alto e nella mia testa avrei voluto ripresentarmi con una preparazione come quella di coloro che raggiunsero il podio di quell’edizione. E ho continuato a studiare.

Ph Tania/Contrasto

Cos’è cambiato in te rispetto alla prima partecipazione del 2013?

Conoscenza dell’armonia molto più approfondita, maggiore consapevolezza, un vocabolario decisamente più vasto e una tecnica strumentale completa e definitiva, oltre una serie di vicissitudini umane formative.

Entro breve tempo uscirà il tuo primo lavoro discografico , grazie alla vittoria al Premio Urbani; parlaci di questo

Ph Paolo Piga

progetto, dacci qualche anticipazione, com’è nato e se hai già in programma le date per la presentazione.

Il disco sarà una collezione di 8 pezzi miei che ho scritto negli ultimi due anni ed era un progetto che già avevo in mente da allora indipendentemente dal PIMU;
con il gruppo abbiamo suonato musica originale e non in tutto questo tempo e si é creata una forte coesione.
É un disco che esce anche durante il mio ultimo anno di conservatorio e mi piace quindi vederlo come la fotografia che riassume tutto il mio percorso di formazione fino ad ora.
Per quanto riguarda le date ci saranno 8 date in alcuni dei più importanti festival Jazz italiani e qui il disco verrà presentato solo in trio con contrabbasso e batteria per ragioni di natura organizzativa.

 

“Se di notte coltivi la passione del sax, sappi che i condomini non masticano il jazz” così diceva Sergio Caputo in una sua simpatica canzone….

Com’è nata la tua passione per il sax e per il jazz?

I miei condomini sopportano anche se non vogliono. Comunque nacque per via dei miei genitori che mi regalarono un sax all’età di 12 anni, il jazz venne qualche mese dopo l’acquisto del primo strumento con dei dischi regalati da un amico di famiglia.

Chi sono gli artisti che ti hanno maggiormente influenzato?

All’inizio prevalentemente sassofonisti: Kenny Garrett, Jackie McLean, John Coltrane, Joe Henderson, Sonny Stitt, Michael Brecker, Chris Potter, Charlie Parker, Lester Young, Johnny Hodges oggi John Ruocco… ma ad un certo punto un po chiunque,  il Jazz riguarda il vocabolario non lo strumento.

Ph Tania/Contrasto

Ph Paolo Piga

Stai lavorando per creare un tuo stile, come stai procedendo in tal senso?

Quali sono le ricerche che stai portando avanti per ottenerlo?

Non cerco di creare nessuno stile, la musica riguarda ritmo, melodia, armonia unite dalla creatività, non lo stile.
Pensare allo stile rende la musica troppo piccola.
Un accordo di dominante é un accordo di dominante in qualsiasi stile, ma la domanda é…
come faccio a far suonare questo accordo di dominante meglio di come ho fatto fino ad ora?
Mi chiudo in camera e studio.

Se parlare di stile non è appropriato o è il termine sbagliato, stai studiando per cercare il tuo suono?

Quello che ti contraddistingue da tutti gli altri?

No, studio elementi di musica e li applico cercando solo di migliorarmi.
Provare a essere personali é un falso obiettivo; sei già te stesso, devi solo cercare di essere un te stesso migliore..

Ringraziamo Elias Lapia per l’intervista e il giovane talento sardo ci manda i suoi saluti in questo video

(clicca qui per leggere le altre interviste dedicata ai giovani talenti del jazz italiano)

Marco Sotgiu

Marco Sotgiu

Fondatore e Direttore di spettacolart.it Appassionato di musica. Suono la batteria. Non sono un giornalista.


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