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Intervista a Raoul Moretti

Intervista a Raoul Moretti

Raoul Moretti, un arpista non convenzionale

Raoul Moretti è un arpista versatile e sperimentale con un approccio molto originale allo strumento. Tale approccio, negli anni, lo ha condotto a sviluppare un percorso artistico alla ricerca di uno stile personale.

Oggi è uno degli arpisti più innovatori con una traiettoria artistica internazionale, portando la sua arpa in differenti mondi musicali (avant-garde, pop-rock, world music, electronics, nu-dance, classic, free improvising) ed in altre forme di arte (danza, pittura, cinema, video-installazioni) e in ambienti diversi(teatri, clubs, discoteche, case, stazioni, strade, strutture ospedaliere e centri medici).

Oggi è uno degli arpisti più richiesti per l’uso dell’arpa elettrica con elettronica, tenendo workshop in tutto il mondo sull’argomento, è stato invitato ad esibirsi , presentando i suoi progetti discografici Harpscapes e Harpness in Italia, Svizzera, Francia, Belgio, Spagna, Croazia, Serbia, Bulgaria, Polonia, Cina, Hong Kong Paraguay, Cile, Messico,Martinica, Dominica, Venezuela, Brasile e Australia. E’ ideatore e direttore artistico del Festival Internazionale Arpe del Mondo.

Ciao Raoul, la tua biografia rivela un percorso professionale di stampo fortemente internazionale. Ma da diversi anni hai deciso di mettere radici in Sardegna. Ci vuoi raccontare come è avvenuto il tuo approdo nell’isola?

Il mio primo contatto con la Sardegna è avvenuto nel 2004 inizialmente si è trattato di una frequentazione turistica guidata però da curiosità e attenzione per la cultura, i luoghi, le iniziative del posto. Il mio inserimento nel contesto sociale cagliaritano è stato fin da subito molto semplice e naturale e questo perché Cagliari è una città accogliente con un grande senso della comunità.

A livello professionale ho iniziato gradualmente le mie collaborazioni portando le mie competenze musicali nell’ambito teatrale lavorando con alcune compagnie come La Fabbrica Illuminata, Il Crogiuolo, Il Teatro del Segno, I Figli d’Arte Medas, sfruttando un bagaglio di esperienza maturato a Como la città da cui provengo e in cui avevo insieme ad un socio fondato una cooperativa che si occupava di produzioni teatrali a partire dalla concezione dei soggetti per poi continuare nella più specifica cura della parte musicale.

Queste prime collaborazioni sono state importanti risorse di nuove conoscenze artistiche e occasioni di crescita professionale che sono andate sempre crescendo fino a portarmi alla decisione di fare di Cagliari la mia città e della Sardegna la mia terra. Questa scelta è coincisa con la decisione di una nuova partenza a livello professionale.

Ho così cessato la mia collaborazione con la cooperativa di Como e con tutte le scuole di musica in cui insegnavo per concentrarmi sulle opportunità che mi si presentavano nell’isola. Contemporaneamente il trasferimento ha funto da stimolo per concentrare le mie energie sul mio percorso artistico personale che nel 2013 ha dato come risultato il mio primo album da solista Harpscapes, un percorso sull’arpa elettrica e sullo sviluppo della tecnologia a supporto, una strada poco battuta nel mondo arpistico, presentato al Congresso Mondiale a Sydney e preziosa opportunità di diffusione della mia musica e del mio modo di proporre l’arpa, in Sardegna e non solo.

ph Andrea Puxeddu

A livello professionale hai mosso i tuoi primi passi nell’isola nell’ambito teatrale e allargando la rete delle tue collaborazioni ti sei pienamente affermato nel più specifico ambito musicale. Quali tra le tue collaborazioni in Sardegna ritieni siano le più significative nel tuo percorso artistico?

Una delle prime collaborazioni che ancora continua è quella con Beppe Dettori. Lui insieme a tre musicisti del sassarese mi proposero una collaborazione per un progetto legato all’identità sarda in dialogo con le culture del Mediterraneo e del mondo, un interessante progetto di world music che si chiamava Dolmen Project e che abbiamo presentato anche a Bruxelles per la Comunità Europea.

Da questo primo lavoro insieme la collaborazione con Beppe Dettori è continuata in duo con un nuovo lavoro discografico S’Incantu e sas Cordas che uscirà ufficialmente a breve ma che ha trovato una prima diffusione grazie al supporto degli Actores Alidos di Quartu attraverso l’inserimento nel loro progetto di musica itinerante conclusosi con l’esibizione al Piccolo Auditorium il 21 dicembre. Una collaborazione nata sull’isola con un altro figlio adottivo della Sardegna è quella con Gerardo Ferrara. Gerardo mi sentì in un concerto e mi chiese di collaborare al festival da lui progettato Buon Compleanno Faber.

La sintonia nata tra noi sul palcoscenico si è tradotta in un progetto a quattro mani di rivisitazione della figura di Giorgio Gaber, che conoscevo molto marginalmente e in cui però grazie a questo nuovo stimolo ho scoperto di riconoscermi profondamente. Sia Gerardo che io siamo stati fortemente coinvolti dall’opera di Gaber tanto da realizzare che l’operazione di rivisitazione era nient’altro che un prendere in prestito di Gaber parole per continuare a raccontare noi stessi. Sto bene proprio qui, proprio ora (questo è il titolo dello spettacolo) è un bel viaggio che portiamo avanti da circa tre anni, con già all’attivo una sessantina di repliche presentate nelle locations più diverse:

dai teatri alle piazze ai saloni di associazioni e in genere spazi da 40/50 posti dove si crea il magico scambio che prediligo, perché certo è emozionante suonare di fronte a teatri che ospitano 2000 persone ma queste situazioni intime, senza quarta parete, dove si guarda il pubblico negli occhi e si coglie la variazione dell’emozione nel medesimo istante in cui avviene, sono per un artista o almeno per me, le dimensioni più belle.

Negli anni ci sono state altre collaborazioni, penso per esempio a quella con il poeta Andrea Melis , che ha pubblicato per Feltrinelli Piccole tracce di vita, con il quale abbiamo elaborato uno spettacolo costruito con le sue poesie e l’utilizzo di elettronica ed arpa, che ha debuttato al Festival della letteratura di Salerno, e a Leggendo metropolitano a Cagliari. E ancora un’altra collaborazione particolare è quella con Centro Nat2ra , per l’organizzazione di concerti ed escursioni tra natura e siti archeologici. E infine recentemente è nato un interessante progetto con il pianista e cantante Alessandro Muroni incentrato sulla figura di Leonard Cohen.

L’idea che accomuna questi progetti così diversi è quella di portare il mio strumento, che risente di una visione stereotipata che lo relega all’ambito della musica classica o alla cultura celtica, a contatto con le musiche più varie, in modo che si avverta che l’arpa come strumento di espressione può arrivare in qualsiasi luogo e può suonare qualsiasi cosa. Questo modo di proporre lo strumento lo ha reso più popolare ha permesso di avvicinarlo di più alla gente, cosa che ritengo importante soprattutto perché possa diventare più accessibile alle nuove generazioni.

 

ph Alessandra Mura

L’arpa diventa nel tuo percorso innanzitutto uno strumento d’interpretazione dell’arte in tutte le sue forme e della musica in tutti i suoi stili, è questa l’idea alla base del Festival Arpe del Mondo che hai ideato e diretto?

Sì, effettivamente il Festival Arpe nel Mondo parte dal proposito di trasmettere un’idea dell’arpa molto più versatile e nasce in parte dall’esperienza di scambio culturale avuta grazie alla partecipazione ai festival dell’arpa internazionali dove ho potuto confrontarmi con artisti straordinari provenienti da diverse parti del mondo e avere conoscenza di arpe diverse, di culture diverse;
a questa componente si aggiunge il mio amore per le arpe sudamericane che sono quelle meno conosciute in Europa e su cui ho avuto modo di documentarmi durante i miei studi per la tesi di laurea.

Il desiderio ad un certo punto è stato quello di portare questa esperienza culturale di così grande valore in Italia e a quel punto ancora una volta la Sardegna si è prestata ad essere il luogo ideale per la portata della sua ospitalità, il suo clima, la sua cultura.

Chi ha creduto per primo in questo progetto è stato l’Ente Concerti Città di Iglesias.
Il progetto è partito 5 anni fa con poche risorse ma con un lusinghiero riscontro di pubblico fin da subito che con il tempo è cresciuto in misura molto maggiore alle nostre attese. Partito da Iglesias è stato accolto poi a Cagliari, Quartu, Selargius, Carloforte Macomer, Sassari diffondendosi in quasi tutto il territorio sardo. Contemporaneamente è aumentato il numero dei Paesi ospiti: siamo partiti dal Sudamerica per accogliere poi alcuni Paesi europei, dell’Est, il Medio Oriente, l’ Africa, totalizzando in quattro edizioni la presenza di una quindicina di Paesi stranieri.

Il clima favorevole dell’isola ci ha permesso di proporre come periodo per il festival quello di Ottobre, mese in cui ancora il tempo consente l’organizzazione di eventi all’aperto che richiamano l’interesse di un pubblico più ampio e meno esclusivo di quello che potremmo intercettare in teatro, mi basta ricordare gli appuntamenti organizzati all’orto botanico che hanno registrato il tutto esaurito o l’esibizione organizzata in collaborazione con Suono al Civico in occasione della riapertura di piazza Garibaldi e che ha visto la partecipazione di mille persone, risultati davvero sbalorditivi per uno strumento particolare come l’arpa, e che ci hanno spinto ad aprire una finestra anche nel mese di luglio in collaborazione con il Consorzio Cagliari Centro Storico beneficiando della presenza dei numerosi turisti che popolano la città nel periodo estivo.

Teatro di Valparaiso-Chile

Come ci hai accennato precedentemente l’approdo nell’isola è stato occasione per concentrare le tue energie in direzione del tuo percorso discografico, mi piacerebbe che ci raccontassi i risultati di questo percorso che immagino sia stato influenzato anche dal rapporto con la Sardegna.

L’isola è un luogo di contemplazione e nello stesso tempo luogo protetto di osservazione dell’esterno e proprio su questo doppio concetto si è sviluppato il mio ultimo disco che uscirà a fine febbraio e che s’intitola Isolamenti. Il titolo ha un’accezione assolutamente positiva, non è da intendersi come esilio, ma come luogo di osservazione e di preservazione. Nello stesso tempo esso è in rapporto di continuità con le mie produzioni precedenti.

Harpscapes era un disco più strutturato che portava dentro molto dei luoghi dell’anima dei miei viaggi. Poi è arrivato nel 2016 Harpness in cui ho voluto indagare l’aspetto dell’arpa meno “angelico” e far emergere il suo lato oscuro, inquieto e infatti quest’ultimo è un disco con tante sfaccettature e alcune molto cupe, che continua a ricevere a distanza di due anni recensioni molto belle.

Isolamenti differentemente da Harpness ha meno collaborazioni di musica elettronica e più contributi di altri strumenti. Esso beneficia di 5 importanti collaborazioni: Beppe Dettori con la sua vocalità, il sassofonista jazz Joe Murgia, il vibrafonista Marco Bianchi. E poi due ospiti internazionali: il primo è Michele Gazich che ho avuto la fortuna di conoscere durante il festival Buon Compleanno Faber; la nostra collaborazione è continuata in uno scambio di contributi: infatti è mia la traccia iniziale di un album che Michele ha pubblicato alla fine dell’anno scorso e che sta avendo ottimi riscontri di critica e in cui l’artista ha tradotto in musica e parole l’esperienza degli internati dell’isola di San Servolo a Venezia durante il periodo fascista. Questo suo concetto dell’isola come isolamento io poi invece l’ho ribaltato nel mio album dove Michele Gazich suona la viola. Infine mi onoro della collaborazione della canadese Giulia Kent una delle più famose violoncelliste del mondo.

Prima di salutarci, dove avremo occasione di vederti prossimamente?

Insieme a Gerardo Ferrara saremo a Casa Saddi a Pirri, il 25 gennaio e l’1 febbraio per due repliche dello spettacolo Sto bene proprio ora, proprio qui, e il 4 febbraio avremo il primo evento di Arpe del Mondo 2019 in collaborazione con Capodanno Cinese 2019 alla Manifattura Tabacchi con l’artista cinese Wang Xing

Per maggior informazioni su Raoul Moretti:

www.raoulmoretti.it
facebook.com/UnconventionalHarpist

youtube.com/user/raoulharp/videos

La foto di presentazione dell’articolo è di Luminalab Vision

Luana Porcu

Luana Porcu

Collaboratrice di Spettacolart, organizzo eventi musicali, non sono una giornalista.


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