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Intervista a Salvatore Amara

Intervista a Salvatore Amara

Salvatore Amara chitarrista, cantante e autore cagliaritano è un grande cultore di blues, passione che l’ha portato a scrivere un libro e a pubblicare  “BLACK AS COAL” il quinto album di Salvatore Amara & The Easy Blues Band.

BLACK AS COAL”, pubblicato il 23 giugno, è un concept album che ruota attorno alle miniere ed al mondo che le circonda.

Abbiamo incontrato Salvatore Amara in occasione della presentazione dell’album dal vivo di cui potete anche vedere un video che abbiamo realizzato.

In questo nuovo album hai messo in musica le parole di un poemetto “Su Gridu de su Minadore” del poeta sardo Sebastiano Moretti Pittanu. Come sei arrivato a questa scelta?

E’ stato Marco Pinna, co-produttore di quest’album, a suggerirmi di prendere in considerazione il tema della vita nelle miniere in Sardegna, per poter creare un’opera che affondasse le sue radici nella nostra isola; in seguito mi sono rivolto a mio zio, l’editore Mario Argiolas, chiedendogli di indicarmi il nome di un poeta nostrano che avesse affrontato questa tematica con un approccio schietto e senza compromessi, ed e’ cosi’ che sono arrivato a Sebastiano Moretti Pittanu e al suo poemetto “Su Gridu de su Minadore”; ho quindi iniziato la traduzione del lungo poemetto (contiene ben 46 ottave) dal dialetto gallurese all’italiano, avvalendomi della collaborazione del poeta cagliaritano Gianni Mascia, di cui ho la fortuna di essere amico, ed infine ho tradotto il tutto in inglese; a questo punto ho utilizzato alcuni passaggi e frammenti – cosi’ tradotti – del poemetto di Sebastiano Moretti per inserirli all’interno dei testi che avevo gia’ scritto per i 4 brani che ho dedicato, appunto, alle miniere e ai minatori sardi, ovviamente compatibilmente con le esigenze fonetiche dettate dalla melodia dei brani stessi che avevo gia’ musicato.

L’album è composto da tue composizioni originali, tranne che per tre classici e una di questi è “John Henry” un altro simbolo di lotte operaie?

John Henry e’ una figura mitologica nella cultura afroamericana, è il gigante nero che ha affrontato, armato soltanto del suo martello, la trivella meccanica e ha pure vinto, seppure a prezzo della propria vita; quindi non e’ solo il simbolo della lotta operaia, ma anche il simbolo della lotta dell’uomo contro la macchina, oggi quanto mai attuale, e grida al mondo che l’essere umano non puo’ e non potra’ mai essere completamente sostituito da una macchina o da un cervello artificiale.

Nel tuo libro “Un salto nel Blues” scrivi che il blues è ovunque e che “il blues è lo specchio della nostra anima, l’essenza più profonda che accomuna tutti gli esseri umani”; non è necessario essere in america per vivere il blues?

Il blues altro non e’ se non il bagaglio di sentimenti e di emozioni che ognuno di noi si porta dietro, quale esito di tutte le proprie esperienze di vita, pertanto ogni essere umano e’ “portatore sano di blues”; gli afroamericani hanno sviluppato – loro malgrado – l’aspetto musicale del blues nella forma che oggi conosciamo, ma si puo’ dire che il blues esista da sempre: è nato e morirà con l’essere umano!

Nell’album c’è anche la traccia “Los Moros” , com’è nata la poesia che dedichi ai sardi?

Come ho detto, mi sono immerso dello studio di un fenomeno che non conoscevo a fondo, come quello delle miniere sarde, e così facendo mi sono sentito vicino a quanto accaduto in Sardegna nel recente passato; di conseguenza ho pensato e ripensato alla Sardegna e – come sempre accade – mi son ritrovato a scrivere di getto una poesia con cui ho voluto descrivere tutte le meraviglie che caratterizzano la nostra isola, la nostra tradizione e la nostra cultura; dopodiche’ non mi restava che tradurre tutto in inglese e adattarlo ad una linea melodica.

Nelle tue composizioni e nei testi la componente spirituale è sempre molto forte e nel tuo libro dici che “Il Blues è la musica degli spiriti, capace di farmi sentire sulla pelle il sangue e il sudore di chi, prima di me, l’ha avvertito e l’ha suonato”. Il blues è la musica del diavolo ed anche la musica di Dio, come convivono in te queste due componenti?

L’essere umano non e’ composto solo da carne, muscoli, nervi, ossa e sangue, ma anche da spirito, e se ci disponiamo a sentire veramente quanto ci circonda ci rendiamo conto che possiamo percepire molto di piu’ di quanto ci consentono di fare i soli 5 sensi canonici; il blues e’ un sicuro veicolo di trasmissione emozionale e spirituale, e ci riconnette a tutti coloro che hanno fatto parte, che fanno parte e che faranno parte del “popolo del blues”, la cui caratteristica principale e’ quella di voler condividere con gli altri le proprie esperienze e le proprie emozioni, e’ per questo motivo che il blues non morira’ mai, perche’ si trova ovunque e viene di volta in volta alimentato dal proposito di trasmettere i propri sentimenti: e’ proprio la condivisione la chiave di volta!
Piuttosto, ho gia’ avuto modo di dirlo e ribadirlo nel mio libro “Un salto nel Blues”, ma sono felice di ripeterlo ancora una volta: il blues e’ la musica di dio … solo il Signore, nella sua somma benignita’ e misericordia, poteva farci un dono tanto grande!
Il resto e’ solo frutto di insidie e suggestioni, dettate prevalentemente dalla strumentalizzazione di vecchi e logori cliche’ del passato, nati dalla necessita’ di distinguere la musica sacra che inneggiava al Signore (spiritual e gospel) da quella c.d. profana (il blues prima e il rock’n’roll poi), in seguito – ed ancora oggi – utilizzati solo per scopi promozionali e di marketing, come gia’ fecero tanti autori, tra tutti Robert Johnson, come ho gia’ avuto modo di esporre nel mio libro.

“Il Blues mi ha indicato la strada… ed io, come voi, la sto ancora percorrendo”. “BLACK AS COAL” il tuo quinto album segna in particolar modo il tuo percorso musicale, come nasce e come lo vedi rispetto ai precedenti?

Ogni album e’ stato sempre diverso dai precedenti, e questo vale ancor di piu’ per “BLACK AS COAL”, nel produrre il quale ho tenuto conto anche delle indicazioni del sunnominato Marco Pinna e dei suoi gusti musicali, piu’ votati al rock, alle ballads e al funk, generi che io stesso amo molto; come avrai notato, “BLACK AS COAL” e’ il primo album in cui non compare nel titolo la parola “blues”, e nel quale non ci sono ne’ shuffle, ne’ boogie; nonostante sia sempre e comunque intriso di blues, ha un’apertura musicale decisamente e volutamente piu’ ampia, e non per una scelta prettamente promozionale, ma allo scopo di far conoscere il blues, e la sua reale essenza, anche agli appassionati di altri generi musicali, che – pur non sapendolo – hanno sempre ascoltato musica blues, visto che la maggior parte – per non dire tutta – della musica c.d. moderna, ossia tutto cio’ che non e’ musica classica, e’ profondamente radicata nella musica blues.

Per ulteriori informazioni su Salvatore Amara:

leggi l’articolo “BLACK AS COAL” è il nuovo video di Salvatore Amara & The Easy Blues Band

leggi la biografia di Salvatore Amara & The Easy Blues Band

 

Marco Sotgiu

Marco Sotgiu

Fondatore e Direttore di spettacolart.it Appassionato di musica. Suono la batteria. Non sono un giornalista.


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BluesCantante BluesChitarrista Blues

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