Intervista a Claudio Deoricibus

Intervista a Claudio Deoricibus

A 9 mesi dall’uscita del remix Ma la nob della cantante senegalese Adiouza, seguito dal tour di maggio in Senegal incontriamo nuovamente il chitarrista Claudio Deoricibus che ci dà notizia del suo recente ritorno in Senegal e dei suoi nuovi progetti, inoltre sarà uno dei protagonisti del concerto di beneficenza MUSICANTO che abbiamo organizzato per il 29 dicembre.

Ciao Claudio, ci siamo lasciati alla vigilia del tuo tour di maggio in Senegal, preceduto dall’uscita in marzo del remix Ma la nob della cantante senegalese Adiouza, raccontaci un po’ qual è stato il riscontro di questa pubblicazione in Italia e all’estero?

Il remix è andato benissimo, avevamo già la sensazione che in Italia sarebbe andato bene perché il brano appartiene al nostro genere musicale, il latino, che qui già funziona molto bene, la vera sorpresa è stata invece la sua positiva ricezione in Senegal; la musica senegalese è legata a un genere e un ritmo particolare il mbalax, lanciato dal musicista Youssou Ndour e ancora portato avanti dagli artisti più giovani, per cui la nostra proposta è risultata per noi e per la stessa Adiouza un esperimento, che fortunatamente ha avuto un apprezzamento davvero notevole.

Dopo il tour di maggio ti sei recato nuovamente in Senegal, sei tornato infatti in Sardegna di recente. Che cosa continui a guadagnare artisticamente parlando dal diretto contatto con la realtà musicale senegalese?

Anche questo viaggio in Senegal è stata un’esperienza molto bella, e non avevo dubbi che lo sarebbe stata innanzitutto perché già sapevo che il popolo senegalese ha nel DNA un grande amore per la musica e per i ritmi. Il detto secondo cui il ritmo ce l’hanno nel sangue io l’ho potuto constatare, perché proponendo degli esercizi ritmi ho notato che non sbagliavano un colpo, quasi dei metronomi, perfetti! Ho portato il flamenco e sono stato contento di scoprire che anche in Senegal come altrove questo genere ha saputo suscitare curiosità, per la colorazione passionale dei suoni brani ma anche per la tecnica che si applica sulla chitarra nell’eseguirli e rispetto alla quale ho ricevuto una pioggia di domande. E infine ciò su cui ho guadagnato come artista è la continua creazione di reti di collaborazione. Molti musicisti venuti a vedere i miei spettacoli hanno espresso la volontà di comunicare musicalmente con me per sperimentare attraverso il genere musicale da me proposto nuove contaminazioni nei loro filoni tradizionali.

Non c’è dubbio che il Senegal puntualmente ti arricchisca di idee, e immagino che anche questa recente esperienza in terra africana possa aver inciso su nuovi progetti, cosa prevedi di realizzare prossimamente?

Sicuramente l’intenzione è quella di continuare il discorso musicale con il Senegal perché abbiamo messo le basi per una buona collaborazione oltre che con Adiouza, anche con diversi altri artisti . Al di là di questo ho in mente un singolo, stimolato anche da nuove ispirazioni nate durante questo viaggio, questo è un progetto però ancora in cantiere che sto aspettando di tradurre in lavoro e realizzazione pratica, ma sento che non tarderà a concretizzarsi. Per il resto mi preparo a nuove collaborazioni e a qualcosa di nuovo a livello discografico.

Visto che hai parlato di nuove collaborazioni, hai già individuato degli artisti con cui ti piacerebbe lavorare? Con quale altro genere vorresti far misurare il new flamenco?

Nei miei progetti ci sarebbe l’idea perché no, di collaborare con artisti di grosso calibro, per esempio con Beyoncé, o con Alicia Keys, e l’intento non è tanto quello di puntare al cantante famoso, quanto quello di entrare in contatto con il genere musicale che loro propongono con tanta maestria, è questo che mi appassiona: i brani lenti, che si sviluppano con il pianoforte, ebbene io intravedo in questo sound d’insieme la possibilità di inserire delle parti di chitarra per creare un flamenco più morbido, mantenendo la passionalità che li contraddistingue. Come ho sempre fatto, preparo e invio le mie proposte partendo sempre dal presupposto che i grandi artisti non sono irraggiungibili, sono persone con una vita privata come noi, semplicemente sono e devono essere prudenti nello scegliere le loro collaborazioni. So che le strade da percorrere per arrivare ai grandi musicisti sono diverse e non semplici, ma ecco, quello americano è un territorio musicale che mi manca e che mi piacerebbe sperimentare.

In attesa della realizzazione del “sogno americano” ti vedremo a breve anche su un palco sardo per un importante evento giusto?

Sì, il 29 dicembre anche io come tanti grandi musicisti sardi e non, sarò presente all’Auditorium della Basilica di Sant’Elena per il concerto in beneficenza MUSICANTO in supporto di chi desidera avvicinarsi alla musica ma non ne ha i mezzi. In quell’occasione presenterò tre brani Tangos de los colores, Khamsin e Plaza del Sol, tratti dai miei album Cuarenta e Mosaico of Guitars

Luana Porcu

Luana Porcu

Collaboratrice di Spettacolart, organizzo eventi musicali, non sono una giornalista.



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