fbpx

Intervista a Francesco Medda “Arrogalla”

Intervista a Francesco Medda “Arrogalla”

Francesco Medda in arte Arrogalla è un compositore elettronico e live performer di Quartu S. Elena che ha saputo coniugare il mondo della dub music con la tradizione musicale sarda, con esiti che hanno ottenuto un notevole interesse in tutta Europa; ma questa è soltanto un’anticipazione di un percorso ricco e variegato che raggiunge ogni forma d’arte e che sarà l’artista stesso a illustrarci.

La foto di copertina è di Sara Deidda.

Ciao Francesco, la tua carriera musicale è vastissima ed è complicato riassumerla, però credo che una prima buona chiave di lettura del tuo percorso sia già racchiusa nel bellissimo nome d’arte che hai scelto, ce lo vuoi spiegare oltreché tradurre?

Arrogalla in realtà non nasce come marchio di un percorso musicale, almeno inizialmente. Nasce da un’altra esperienza comunque connessa alla musica. Come tanti adolescenti infatti quando avevo circa tredici anni mi sono innamorato della cultura hip hop e ho iniziato a fare graffiti e la tag che ho scelto era proprio la traduzione di Arrogalla in un’altra lingua.

La scelta di questo nome è stata il risultato dell’osservazione dell’ambiente da cui provengo: da adolescente vivevo infatti nel quartiere di Santo Stefano a Is Arenas, a Quartu S. Elena, ed ero circondato da arrogalla, da degrado: quell’area periferica era considerata lo scarico rifiuti del paese, le case erano tutte non finite, c’erano macchine bruciate, mezzi abbandonati, scarti di edilizia ovunque, e a sua volta questo contesto periferico era parte di un paese dedito all’agricoltura che però era anche quasi una città, incastonata tra campagna mare e stagno.

Quando ho affrontato il passaggio dall’esperienza dei graffiti a quella dei suoni, ho deciso di tradurre in sardo il mio tag e quello è diventato la mia firma. Arrogalla significa “pezzettini”, “frammenti”, “cose di poco valore”, e di fatto questo significato si sposa perfettamente con il “mestiere” di chi fa musica elettronica, che consiste proprio nel raccogliere frammenti di musica già esistente e talvolta di poco valore, per combinarli insieme e farli diventare qualcosa di nuovo.

D’altronde a partire dal ‘500 grazie al contributo dei mecenati, la musica, perlomeno quella occidentale, è stata tutta già scritta e codificata per cui a noi cosa rimane? Ci rimangono gli errori, i suoni del paesaggio e il silenzio e su quelli io mi muovo.

ph Sara Deidda

Dai graffiti ai suoni: Arrogalla inizia a sperimentare la musica cimentandosi non in un genere specifico quanto piuttosto in quello che tu definisci come approccio: raccontaci del tuo avvicinamento alla dub music.

La mia conoscenza della dub music la devo soprattutto alla radio: programmi come BSIDE o stazioni come Radio X hanno giocato un ruolo fondamentale nella nascita del mio interesse diventato poi passione per questo modo creativo di interpretare la musica. Un pensiero che viene attribuito a Lee Perry, uno dei padri della dub, è che così come ogni persona ha la sua ombra ogni musica può avere la sua dub version un brano dub rimane per scelta del suo compositore, sempre incompiuto, perché quando lo si realizza, in realtà non lo si realizza mai in una versione definitiva, lo si risuona continuando ad aggiungere o togliere qualcosa, questa operazione è un atto creativo sempre in fieri, e

questo è l’aspetto più interessante e divertente del fare dub music: decidere di non portare mai a termine un brano per dargli nuove possibilità di sviluppo.

ph Sara Deidda

Su quale repertorio hai fatto le tue prime sperimentazioni?

Quando mi sono avvicinato a questa realtà musicale facevo il porta pizze e grazie a questo lavoro mi sono potuto permettere una drum machine, un sintetizzatore e un mixer e con le batterie elettroniche ho iniziato a scrivere delle composizioni che ci sono ancora, non sono pubbliche ma le considero forme dub primordiali in cui era preponderante il ruolo delle macchine perché sono state loro a suggerirmi cosa fare. Da quel momento sono sempre rimasto legato al mondo della musica tanto che dopo la laurea in Economia e in Scienze Politiche, ho scelto di non proseguire i miei studi ma di dedicarmi esclusivamente a comporre e suonare, e ho iniziato a pubblicare. Uno strumento molto utile in quel periodo è stato My Space: questa comunità virtuale mi ha dato contemporaneamente la possibilità di pubblicare i miei primi brani e di entrare in comunicazione con il resto del mondo.

Le basi da cui partivo per comporre erano le mie conoscenze musicali pregresse, il repertorio per me più familiare quello legato alle mie origini, ossia la musica tradizionale sarda: in questo repertorio mi sentivo a casa e per questo mi è risultato molto semplice manipolarlo, inoltre c’è un elemento in comune tra la dub e la musica sarda: entrambi infatti si caratterizzano per un ritmo ripetitivo ipnotico, per cui insieme si combinano alla perfezione.

L’incontro tra l’approccio dub e il repertorio sardo ha dato come risultato un prodotto unico, originale che attraverso My Space ho portato all’attenzione europea, l’operazione ha funzionato perché ho trovato un’etichetta francese che mi ha pubblicato in Francia e la diffusione francese a sua volta è stata il trampolino di lancio per i primi contatti all’estero e la mia partecipazione a festival europei.

Oltre alla musica sarda una fonte d’ispirazione che hai menzionato sono i suoni dell’ambiente, quale materiale musicale hai potuto ricavare dal contatto con il territorio sardo?

Sono un grande frequentatore di ambienti sia urbani che naturali di diverso genere e interessarmi ai paesaggi sonori è una delle mie principali attività: amo i paesaggi sonori per quello che sono a livello morfologico, ho imparato con il tempo anche grazie agli studi che ho fatto, ad analizzare i suoni non per le sorgenti che li generano bensì per le caratteristiche del suono stesso ossia distinguere le varie lunghezze di un suono, analizzare le frequenze e cercare di carpire elementi compositivi già presenti in natura, avvertire le combinazioni dei suoni, le impronte sonore, le tessiture.

Viviamo in un’ epoca in cui l’udito tende a essere sottomesso alla vista e molto spesso ci perdiamo una miriade di informazioni che ci dà l’ambiente a livello uditivo; vivere in Sardegna per chi si occupa di paesaggi sonori è molto interessante, perché il paesaggio cambia nell’arco pochi chilometri, cambiano le lingue, cambiano i suoni, si passa dalla montagna, al mare allo stagno, alla pianura, e ogni luogo è connotato da una specifica impronta sonora, quindi per un musicista che utilizza i paesaggi la Sardegna è una terra molto fertile.

ph Sara Deidda

A scorrere il tuo curriculum la tua musica pare aver attraversato l’arte in tutte le sue espressioni, non è così?

In effetti sì artisticamente parlando io mi divido in tre: musica, arte contemporanea e teatro. Per quanto riguarda la musica ho il mio progetto solista, che è Arrogalla, è il mio progetto di vita che porto avanti in modo costante; parallelamente però ho collaborato e collaboro con diversi musicisti: vorrei qui ricordare il duo elettrofolk Bentesoi che ho formato con Claudia Aru, con cui ho prodotto due album per la Nootempo Records, o anche la collaborazione con i Baska, Massimo Loriga e Andrea Congia sempre nell’ambito dell’etnico e del folk. Al momento ci sono due progetti molto importanti: uno è Malasorti , nato dalla collaborazione con Emanuele Pittoni e Francesco Bachis del gruppo Ratapignata e che recentemente ci ha condotto alla pubblicazione di un disco con S’ardmusic dal titolo S’ArdiCity: un’ interessante commistione di poetica sarda, reggaeton, rap trap e auto-tune, cumbia, sonorità balkan e jazz.

Fonte di ispirazione per la combinazione di questi mondi musicali è il non finito quartese, studiato dal grande antropologo Giulio Angioni di cui Francesco Bachis – a sua volta antropologo, oltreché musicista- è stato allievo, che non è niente di astratto, ma fa proprio riferimento alla disarmonia architettonica che ci circonda e che più o meno a tutti è familiare, e che ritroviamo nella miriade di case in blocchetti e mattoni che costituiscono il nostro paesaggio urbano. E il non finito come categoria estetica è stata anche il ponte di collegamento con le altre realtà musicali sperimentate, accomunate alla nostra proprio dal fatto di svilupparsi in zone del mondo come i Tropici, i Balcani il Maghreb, anch’esse fortemente caratterizzate dal non finito.
Adesso sto lavorando ad un altro progetto con il musicista Mauro Palmas, suonatore di liuti, un disco di musica colta elettronica che mette insieme i miei piccoli furti sonori diventati composizioni elettroniche con suoni di liuti mediterranei.

Se passiamo invece al mondo del teatro i miei interventi più significativi sono sicuramente quelli legati alle produzioni di Antas teatro, che è la compagnia teatrale con la quale collaboro nell’ambito delle rassegne Fogu Fogaroni, delle rassegne d’autunno e di primavera, del festival di Cuncambias e del Teatro Ragazzi.

Un’altra stabile collaborazione è poi quella con Giacomo Casti attraverso il progetto discografico Dub Versus dove a variare è la scelta dell’autore di riferimento ma non l’approccio, che rimane sempre lo stesso, e che ha come obiettivo quello di garantire un equilibrio tra voce e musica in modo che l’una non abbia mai la prevalenza sull’altra ma queste due forme di comunicazione possano compendiarsi armonicamente. Metto poi la mia musica a servizio di altre compagnie teatrali per esempio Sardegna Teatro. Ho composto la colonna sonora di Quasi Grazia, e collaboro stabilmente con Michela Murgia in Istruzioni per diventare fascisti.

L’ultimo ambito di intervento che vorrei citare è quello dell’arte contemporanea, da cui derivano le esperienze per me più divertenti: la mia collaborazione in questo settore mi ha portato tra le altre cose, a partecipare alla creazione di installazioni pubbliche, a Mondovì per esempio abbiamo creato un orologio multimediale della funicolare locale utilizzando i suoni delle ceramiche che lì vengono prodotte; un’altra esperienza bellissima è stata quella fatta con l’associazione Cherimus di Perdaxius con i bambini di strada in Kenya, ma potrei continuare raccontando di tante altre esperienze davvero originali, creative e molto stimolanti per me.

Ci sono infine due esperienze professionali che pur non rientrando in queste tre macro aree di intervento sono comunque per me molto importanti:
In primis la partecipazione al progetto di Eja TV, la prima televisione in lingua sarda. Insieme a Tore Cubeddu conduco un programma dal titolo “Campu Santu” una trasmissione divertente che si occupa non di band emergenti o di progetti nuovi ma di quelli che potremmo definire” gruppi morti”: tante band, tante proposte, tanti progetti nascono, ma presto finiscono nel dimenticatoio o si interrompono per i motivi più disparati; ebbene il nostro obiettivo è quello di ripescare tutti i progetti che sono “ morti” per intervistarne i protagonisti e curiosare sulle motivazioni che li hanno portati al capolinea. Abbiamo anche altri bellissimi progetti relativi a questo programma, che per ora però non possiamo ancora svelare!

Mi avvio alla conclusione ma non posso farlo senza menzionare l’esperienza nel settore della formazione che mi permette di lavorare con i bambini per trasmettere un primo approccio alla musica elettronica. Recentemente abbiamo vinto il bando Iscola a Nule e insieme alla mia compagna stiamo portando avanti un progetto di musica e psicologia: il progetto consiste nell’analizzare il paesaggio sonoro, la composizione musicale per poi arrivare all’approccio più pratico alla musica, con il parallelo supporto di una psicologa che conduce i ragazzi a imparare a lavorare insieme in modo cooperativo, un’esperienza anche questa, interessantissima.

Francesco mi pare che non ci sia forma d’arte che non sia stata raggiunta dal marchio Arrogalla. Riesci a questo punto a immaginare ulteriori settori in cui intervenire in futuro?

Ho la fortuna di aver messo la mia musica a servizio di tante forme d’arte, al momento non avrei in mente ulteriori campi d’intervento ma il mio obiettivo è piuttosto quello di crescere professionalmente in modo onesto, cercando di essere sempre generoso e condividere idee e progetti, solo condividendo si può continuare a crescere…

Per maggiori informazioni:

visitate la pagina facebook di Francesco Medda Arrogalla

Luana Porcu

Luana Porcu

Collaboratrice di Spettacolart, organizzo eventi musicali, non sono una giornalista.



Related Articles

“IL MESTIERE DI VIVERE”, IL NUOVO ALBUM DI ERNESTO BASSIGNANO | SPETTACOLART

Nove brani, nove capitoli d’una stessa “Resistenza”.      “Il mestiere di vivere” il nuovo album di Ernesto Bassignano.  

E’ USCITO “TERRA”, IL NUOVO VIDEO DEI CRC POSSE

TERRA  è il nuovo video della band cagliaritana CRC POSSE. Attivi da 24 anni, CRC POSSE è una delle più longeve

PUB AGRICOLO, IL NUOVO SINGOLO DEI GOLASECA

Pub agricolo , il nuovo singolo e video dei Golaseca, interamente girato a Mamoiada in provincia di Nuoro. Il brano

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment