Intervista a Giuseppe Fontanella

Intervista a Giuseppe Fontanella

Giuseppe Fontanella, direttore artistico del SCAMPIA MUSIC FEST, chitarrista – noto per aver suonato nei 24 Grana – e produttore artistico di giovani emergenti con la Octopus Records; l’ho incontrato durante il mio ultimo viaggio a Napoli per conoscere meglio la realtà musicale partenopea.

Giuseppe Fontanella negli ultimi anni si è dedicato maggiormente a lavoro nella casa discografica Octopus Records per la produzione  gruppi musicali emergenti.

“Curo la produzione artistica di 5-6 gruppi musicali con i quali partecipo in alcuni progetti magari facendo gli arrangiamenti e alcune parti di chitarra per la realizzazione di una dell’intero brano, perché spesso i brani arrivano solo con un testo e due accordi; oltre al lavoro in casa discografica mi occupo da diversi anni della direzione artistica di SCAMPIA MUSIC FEST che si tiene il 14 e 15 settembre a Napoli.
La questo lavoro di produzione artistica è la naturale evoluzione del lavoro fatto con il mio gruppo i 24 Grana che si autoproduce  per la realizzazione di brani originali che raccoglievano l’influenza dei vari componenti del gruppo: il  sound nasceva dall’incontro delle nostre esperienze e passioni; io arrivavo dal rock e invece il cantante dal reggae e c’è chi invece arriva dalla musica sperimentale e dall’elettronica, quindi i brani che nascevano avevano un taglio più o meno influenzato da determinate correnti che erano presenti nel nel gruppo e che meglio rappresentavano il brano.

Nel 2007 nasce all’etichetta Octopus record fondata insieme al batterista dei 24 Grana – che in seguito lascerà la direzione a Giuseppe Fontanella – l’etichetta produce gruppi che ruotano intorno all’area del rock, pop e folk .”

La la canzone tipica napoletana ha influenzato la tua produzione artistica?

Con i 24 Grana siamo stati prodotti da uno dei due editori storici della musica napoletana che si chiama “La Fontanella”, editore di brani come “O sole mio”,  “O surdato nnammurato”,  “Lu Cardillo”,  e tanti altri, quindi quando andavamo in casa di incisione eravamo circondati da poster di Festival della canzone tipica napoletana e foto di più importanti esponenti  e l’influenza della musica napoletana è sempre stata molto forte nella nostra musica, tant’è vero che in uno dei primi brani che abbiamo fatto, “Lu Cardillo” è una reinterpretazione reggae di questo classico napoletano, quindi siamo molto legati e radicati alla canzone classica napoletana e questo filo non si è mai interrotto.
I testi delle canzoni erano in napoletano e usavamo anche termini molto antichi, parole legate del dialetto napoletano dell’800 e abbiamo suonato in giro per l’Italia e questo non è mai stato un motivo di difficoltà, creava anche grande interesse da parte del pubblico che ci scriveva per chiedere informazioni sul significato di certi termini che non vengono più utilizzati, quindi era in vivo l’interesse verso questo linguaggio. Il nostro legame con la tradizione è sempre stato molto forte è indissolubile e l’influenza della musica tradizionale napoletana si vive anche nel tessuto sociale della città di Napoli.

In un’intervista del 1980 Pino Daniele disse che la musica napoletana doveva ancora nascere; secondo te cosa è cambiato nella musica napoletana?

“Siamo nati e cresciuti musicalmente nell’underground  e il territorio è sempre molto vivo e i centri sociali napoletani  erano il fulcro di questa l’esperienza molto forte. Quando ci sono gli spazi c’è l’espressione, di questo ne parlavamo anche un incontro recente con alcuni amici musicisti del periodo degli anni ’90 , c’erano molti più spazi dove poter fare musica e quindi c’era molta produzione musicale e possibilità di espressione. In seguito un invece sono diminuiti moltissimo gli spazi dove poter suonare e quindi il movimento underground è andato un po’ sceso ed ha avuto una minore importanza, per fortuna negli ultimi 4 anni si è riacceso il movimento grazie all’iniziativa di ragazzi che hanno occupato alcuni spazi abbandonati e hanno aperto i centri sociali come l’ex OPG (manicomio criminale),  Scugnizzo liberato, Santa Fede liberata è ancora l’Ex asilo nel centro di Napoli, gestito da un gruppo di artisti,  e si è creato nuovamente un fermento musicale interessante.” 

Nei  centri sociali c’è il movimento creativo napoletano?

“Secondo me sì perché non sono particolarmente legati a determinate dinamiche commerciali così come avviene in gran parte dei locali dove invece suonano solo le tribute e cover band e i gruppi emergenti, sperimentali e underground non trovano spazio,  invece i centri sociali sono più liberi da queste dinamiche e possono dare più possibilità al movimento creativo e all’espressività dei gruppi”

Qual è il panorama musicale attuale della musica napoletana?

In questo periodo attuale  c’è un forte zoccolo duro cantautorale e ci sono due progetti, uno si chiama “Be quiet” e l’altro si chiama “Camera d’autore” nei quali si confrontano una trentina di cantautori interpretando un brani a tema e presentando anche brani loro di produzione originale, con un confronto aperto a livello di scrittura e interpretazione. Mentre per i gruppi ci sono i Foja e la Maschera che sono quelli un po’ più attivi e importanti nel territorio e poi ho sentito parlando con amici che c’è un certo movimento imteressante intorno al punk rock .

Parlami di SCAMPIA MUSIC FEST di cui da diversi anni sei il direttore artistico

Il Festival di Scampia nasce dalla collaborazione con alcune associazioni che operano nel sociale nel quartiere, come l’associazione Mammut con la quale tengo un corso di produzione musicale e da questa collaborazione è nata l’idea del Festival, con l’obiettivo di rivalutare socialmente e culturalmente il quartiere;  sarebbe stato facile organizzare il festival al centro di Napoli ma la scommessa invece è organizzare a Scampia.  Quindi portare le persone dal centro di Napoli verso la periferia per scoprire che Scampia non è solo quello che si sente attraverso i media usano linguaggio giornalistico e creano gli stereotipi e si pensa che Scampia sia solo Camorra; quindi ho avuto un po’ forzare la mano con questo festival per portare la gente a Scampia dal centro di Napoli per la vera Scampia, dove ci sono tante persone impegnate socialmente e ci sono molti posti interessanti e belli da vedere come la Villa comunale, dove si svolge il festival – ndr: quest’anno, per una comunicazione sopraggiunta 24 ore prima dell’evento che riguarda l’impossibilità di occupare la Villa Comunale, la location verrà spostata alla Masseria Antonio Esposito Ferraioli (Via Procida, Afragola) leggi l’articolo Festival di Scampia –  che ha un bellissimo giardino molto frequentato dalla gente. Al Festival l’ingresso è gratuito a tutti i concerti, inoltre c’è una navetta a disposizione che collega dalla stazione della metro di Scampia e abbiamo tessuto rapporti con le associazioni del territorio, con l’associazione Mammut con la sua Ciclofficina Popolare A’ BICiclettae e anche con La Kumpania, laboratorio di pittura naturale, intercultura e gastronomia rom e napoletana.
Ci sarà anche una rassegna di cortometraggi che parlano delle periferie di tutte le città del mondo e faremo un workshop di professionalizzazione musicale riservato alle band selezionate che suoneranno nel palco B e avranno la possibilità di formarsi per intraprendere il percorso della musica. Per regolamento queste band dovranno, oltre che suonare, partecipare alle 2 giornate di festival proprio per vivere la musica, per socializzare con le altre band per costruire rapporti in modo da far vivere appieno l’esperienza del festival che non è solo quella del live sul palcoma anche quello dell’ascolto e del confronto con le altre band e dei rapporti che possono nascere anche frequentando festival. Ed anche perché per rieducare le band che spesso quando partecipano agli eventi suonano e poi poi scappano, cioè non partecipano più . Questo succede anche a livello di club, è raro che i musicisti vadano a sentire altre band suonare, e proprio dalla confronto nascono gli sviluppi di un percorso professionale e dell’ascolto di dischi al vedere i concerti, sia del personaggio famoso che del tuo del tuo pari, perché comunque c’è sempre la possibilità di imparare qualcosa dal confronto.

 

 

 

Marco Sotgiu

Marco Sotgiu

Fondatore e Direttore di spettacolart.it Appassionato di musica. Suono la batteria. Non sono un giornalista.


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