Intervista a Lavinia Viscuso

Intervista a Lavinia Viscuso

La giovane Lavinia Viscuso, rapper grintosa e grande appassionata della cultura hip hop, è impegnata con la produzione dei nuovi brani che usciranno nel prossimo anno.

Lavinia Viscuso sarà una delle protagoniste del concerto  MUSICANTO, lo spettacolo di beneficenza che abbiamo organizzato per il 29 dicembre.  L’abbiamo incontrata per conoscerla meglio.

“Sto lavorando in generale ai miei brani inediti – dice Lavinia – in previsione anche dell’uscita di un EP, ma principalmente mi sto concentrando sulla lavorazione dei brani stessi, che saranno autoprodotti cosí come i due già pubblicati.

Di cosa parli nei tuoi testi?

I miei testi, sia in Italiano che in Inglese, trattano spesso di argomenti delicati, mi concentro su situazioni difficili e i relativi stati d’animo, in particolare su ció che ho vissuto e conosciuto in prima persona, ma ultimamente ho deciso di affrontare la scrittura anche in modo diverso, cercando di scrivere anche testi più ironici su situazioni meno forti, ma mi sento più a mio agio quando parlo di sofferenza, per quanto possa sembrare strano o pesante.

Nello sviluppo della tua personalità chi sono gli artisti che ti ha influenzato maggiormente?

Sono tanti e diversi in base al genere musicale.
Dopo alcune situazioni difficili la rabbia e la sofferenza che provavo hanno trovato una grande valvola di sfogo e ancora di salvezza nel Rap e principalmente nei pezzi di Eminem, l’artista che probabilmente ha influenzato maggiormente il mio stile e il mio modo di approcciarmi alla scrittura, e i quali testi rappresentavano e ancora rappresentano un grande appiglio e anche uno specchio della mia anima.

Cosa pensi del mondo del hip hop e del rap italiano e che differenze ci sono rispetto alla scena americana? Pensi che produrre un brano rivolto al mercato americano sia ancora un utopia?

Non ho mai ascoltato tantissimo rap Italiano, mi sono sempre concentrata sulla musica Hip Hop Inglese e Americana, ma anche la scena Italiana ha dei grandi pilastri, come per esempio Frankie Hi-Nrg o Caparezza, che ho sempre stimato e stimo tantissimo e che a mio parere non sono solamente rappers ma dei poeti. Negli ultimi anni anche in Italia le cose sono cambiate, sia con l’avvento della trap che con l’esigenza di produrre rap più commerciale, e i rappers che scrivono i propri pezzi sono sempre meno.
Produrre brani rivolti al mercato Americano non è impossibile ma solo improbabile, per diversi fattori, uno in primis la grande concorrenza, sia soprattutto degli Americani stessi che degli altri stranieri che tentano la stessa strada.

Cosa pensi rispetto alla trap?

Non so bene come esprimermi a riguardo, non disprezzo la trap ma a me personalmente non fa impazzire, ritengo sia una versione leggermente “semplificata” dell’Hip-Hop, sia in Italia che negli Stati Uniti e nel resto del mondo.
I testi sono meno impegnati, le metriche molto semplici e il flow generale dell’artista e l’espressione vocale non hanno più molta importanza perchè vengono mascherati dall’uso smodato dell’autotune. Fortunatamente esistono le eccezioni, e devo ammettere che ci sono artisti che rendono la trap più gradevole perchè scrivono bene, scandiscono le parole e non abusano dell’autotune, ma questi ultimi sono probabilmente meno conosciuti dei loro colleghi che hanno reso la trap popolare.

Com’è cambiata la cultura hip hop e del rap negli ultimi decenni?

È cambiata, appunto, diventando più semplice, e soprattutto perchè l’Hip Hop, o quel che ne rimane, è diventato il genere più commerciale e a portata di tutti.
Il saper scrivere, gli schemi di rime, gli argomenti e il rap come espressione personale e denuncia sociale sono cose che ormai si sono quasi perse.
Tanti rappers non scrivono più i propri pezzi ma commissionano la scrittura dei testi ad altri; molti cantanti si definiscono rappers

perchè in grado di fare la cover di un pezzo rap o la parte rap di un brano pop, e su questo non ci trovo nulla di male, l’ho fatto anch’io in passato, ma per essere definiti rappers penso che si debba anche saper scrivere, poi fare le cover, in più, ci sta.

Ora si pensa di più a voler dimostrare di saperlo fare, magari per fare qualche visualizzazione in più su Youtube, che a farlo per vocazione o necessità, ora lo si fa perchè “è figo”.

La donna nella scena rap è sempre stata in secondo piano rispetto agli uomini; cosa ne pensi?

Forse un tempo, ed è anche vero che alcuni rappers ancora pensano che le donne non sappiano fare rap o non siano adatte al genere, e inizialmente magari il rap è stato individuato come genere principalmente maschile, ma ci sono state e ci sono ancora grandissime rappers donne, penso che ormai sia una cosa superata, o comunque, io mi rifiuto di pensare che in un 2018 prossimo a finire sopravvivano certe convinzioni, non mi sorprenderebbe peró visto il mondo in cui viviamo, ma meglio pensare positivo.

Per maggiori informazioni visita la pagina facebook di Lavinia Viscuso

Marco Sotgiu

Marco Sotgiu

Fondatore e Direttore di spettacolart.it Appassionato di musica. Suono la batteria. Non sono un giornalista.


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