Pick State: sul palco con ALBERTO SANNA, l’ultimo One Man Band

Pick State: sul palco con ALBERTO SANNA,  l’ultimo One Man Band

Per la rubrica “Pick State: sul palco con” abbiamo incontrato Alberto Sanna, multistrumentista cagliaritano, classe 1958 e cinquant’anni di musica.

 

Ciao Alberto, so che hai approcciato la musica con due bacchette da batteria, vorresti raccontare qualcosa agli amici di spettacolart.it?

Si, è così … erano i primi anni 70, avevo forse 13 anni, i miei riferimenti erano Ian Paice e Don Brewer. Sin dall’inizio ho avuto a che fare con la coordinazione: l’uso della batteria prevede una bacchetta per ogni mano, come dici tu, ma anche un pedale per ogni piede. Ogni parte del corpo deve fare un movimento diverso, ma al servizio di un risultato comune: il ritmo. In una sola parola: coordinazione.

Questa lunga carriera da rocker, chitarrista, cantante, autore, one-man-band ti ha forgiato, ma ora, quale definizione (se ce ne fosse solo una) troveresti più calzante?

Col tempo ho portato alle estreme conseguenze il mio particolare approccio con la coordinazione fisica, arrivando a suonare contemporaneamente grancassa, rullante, charleston, chitarra, armonica, mentre canto, quindi la definizione “one man band” ci sta tutta, e racchiude in se quelle di chitarrista, cantante, armonicista e batterista… ma è altrettanto vero, e forse è la cosa più importante, che ho sempre usato la musica per raccontarmi attraverso le mie canzoni, quindi se mi chiami “cantautore” non mi offendo affatto. Delle definizioni citate nella tua domanda resta quella di rocker. Io non credo che si diventi musicisti perché si possiede un talento innato, sono convinto che lo si diventi con il lavoro e la passione… Penso però che “rocker” si nasca, e io modestamente lo naqui (cit. Principe Antonio De Curtis).

Le tue collaborazioni con artisti locali, nazionali ed internazionali sono note, vuoi ricordare qualche nome per noi?

Come ho accennato io suono per potermi raccontare. Quando suono e canto, quello che vedi in azione sono io, nel profondo… questo approccio senza maschera mi porta a incontrare le anime a me simili, a quel punto entrarci in rapporto diventa un fatto naturale.
Nel corso degli anni ha collaborato con il bluesman genovese Paolo Bonfanti, con il rocker americano Jono Manson, con il grande polistrumentista Francesco Fry Moneti (Modena City Ramblers), con Luca Lanzi e la sua Casa Del Vento, con il talento rockblues di Francesco Piu… e ancora con Gavino Riva, Jimmy Dillon (U.S.A.), Rossella Faa, Ale Diablo (Sikitikis), Alma Mediterranea, Domenico Cocco, Davide Sanna, Jaime Dolce (U.S.A.), Gavino Murgia, Mark Hanna (U.S.A.), Vittorio Pitzalis, Mauro Palmas, Silvano Lobina, Andrea Parodi, Balentes e molti altri…
Da ognuno di loro ho imparato molto, ma credo di poter dire di avere dato altrettanto… è questo il bello della musica, lo scambio.

Per noi di spettacolart.it è fondamentale il mondo artistico sardo che conta innumerevoli esponenti di livello, non solo nel campo musicale, anche per te è importante?

Da sempre mi sento sia sardo che cittadino del mondo, tanto musicalmente quanto umanamente. Credo sia giusto avere rispetto delle proprie radici, e le mie sono ben salde nel sole e nel mare della mia terra e nel verde delle sue montagne, così quanto sono da sempre avvinte dalle braccia del rock e del blues… ma credo anche che le radici siano qualcosa da non smettere mai di cercare, un concetto in continuo divenire… ognuno di noi è prima di tutto un essere umano, e questa umanità non dovrebbe mai venire meno. Su questa terra siamo tutti fratelli, sardi, italiani, africani ecc… siamo uomini!

Quando, a molti di noi, è capitato di imbracciare uno strumento musicale per la prima volta, qualcuno ci ha detto “prima di imparare a suonare, devi ascoltare molta musica!”. Vale ancora per professionisti di innegabile esperienza come te?

Io credo soprattutto una cosa: si può imparare in infiniti modi, perché non esiste il modo giusto per imparare! Ognuno impara diversamente dagli altri, ognuno insegna diversamente dagli altri, ognuno fa la sua esperienza e spesso impara cose che sono solo sue, in base alla sua storia e alle persone che incontra. Esistono mille metodi e altrettante scuole di pensiero, ma il nostro metodo ancora non esiste, dobbiamo scriverlo noi. Ognuno di noi deve scegliere, nella vita come nella musica, e sarà responsabile delle sue scelte. Ognuno di noi è unico al mondo, è una verità a volte difficile da capire e da accettare, ma è così, ed è anche molto bello. Detto ciò, sicuramente ascoltare la musica degli altri è sempre utile, anche in senso metaforico!

Quando, incontro un artista mi piace parlare anche del suo “setup”, gli strumenti che usa, quelli ai quali è più affezionato e magari conoscere anche qualche piccolo segreto. Tu che mi puoi dire?

Mah… che dire? Io uso, assieme a una serie di strumenti inventati da me o modificati da me, altri strumenti che sono invece standard.
Da circa 10 anni ho una chitarra acustica Taylor 310 CE, dovrebbe essere del ’93, spalla mancante, amplificata con un Fishman. Ha un suono molto equilibrato e ricco di frequenze, che mi piace molto e soddisfa le mie esigenze, che sono quelle di farla combattere ad armi pari con una batteria, cercando di suonare non come una semplice chitarra, ma come un’intera orchestra. Per le corde uso una scalatura 012/054, utilizzo corde bronzate, di varie marche, dipende anche da cosa trovo e da quanti soldi ho in tasca.
Per la voce uso normali SM58, anche per pigrizia nello sperimentare nuovi possibili modelli.
Le mie armoniche sono preferibilmente Hohner Blues Harp, tra le professionali sono quelle che preferisco, con il corpo in legno. Uso quelle in tonalità di B, E, A, D, G, C, F. C’è anche da dire che ne rompo parecchie, e quindi se non trovo le Blues Harp prendo quello che c’è: Pro Harp, Golden Melody, Marine Band ecc. Si, le armoniche si rompono facilmente, soprattutto se ne fai un uso massicciamente bluesy, come me. Basta che si scordi una lamella e lo strumento è da buttare… sigh, nel mio bilancio costituiscono la principale voce di segno negativo.
Ovviamente le suono senza usare le mani, che hanno ben altro da fare, e quindi utilizzo un classico supporto reggi armonica. Per amplificarle ho dotato il reggi armonica di una scatola di metallo auto-costruita, foderata internamente di materiale fono-assorbente, che raccoglie il suono di tutti e dieci i fori e lo indirizza verso una capsula microfonica Shure che ho messo nel fondo della scatola. In questo modo posso avere un suono e un volume indipendenti da quelli del microfono della voce… e sono anche libero di muovermi, avendo il micro addosso. Per quando non le uso non ho il classico cinturone, bensì una barra calamitata posizionata nell’asta del microfono della voce, dalla quale volta per volta stacco quella che mi serve. La suddetta barra non è reperibile nei negozi di strumenti, è invece acquistabile nei negozi di articoli per la casa, perché in realtà nasce per riporre i coltelli e le posate.
Per i miei piedi (che sono due, eh eh!) ho creato una batteria a tre pedali composta da grancassa, rullante e charleston, la quale sta dietro le mie gambe e la suono stando in piedi sui pedali. Questo mi permette di mantenere la posizione eretta che mi è indispensabile per cantare, e allo stesso tempo di avere più forza sui pedali di quanta ne avrei stando seduto.
Con il tallone del piede destro suono la grancassa, tramite il suo pedale, mentre con il piede sinistro suono sia il rullo che il charlie, con tutte le varie combinazioni ritmiche, cioè rullo e charlie contemporaneamente, oppure rullo in levare e charlie in battere (punta-tacco), ecc. In particolare con la punta aziono un pedale, originariamente fabbricato per la cassa, che suona il rullante tramite una normale becchetta da batteria, posta in luogo del battente della cassa. Con il tallone suono il pezzo più importante della batteria, cioè il charleston, che funge da metronomo e tiene assieme tutto il ritmo. Quest’ultimo può fungere anche da piatto, grazie a un particolare colpo di tallone sul pedale, che definirei “a rilascio istantaneo”.

Parliamo ora dei tuoi live, di ciò che senti di come li prepari. Hai una scaletta standard, ne costruisci a tavolino una ad hoc per la serata, oppure la cambi a seconda della risposta del pubblico presente?

Ho sempre avuto una piccola regola personale: non leggere! Niente testi delle canzoni, niente accordi, partiture ecc. Ciò che faccio deve essere dentro di me, non su un foglio o in un tablet. O è qualcosa che conosco e che ho in memoria, oppure è qualcosa che nasce sul momento, frutto di improvvisazione. É molto importante mentre canto guardare il mondo, non lo spartito. Ho nella mia memoria un repertorio di circa 500 canzoni, sia miei brani originali che mie versioni di brani altrui… ne aggiungo continuamente di nuovi, a volte ne perdo di vista alcuni e magari non li faccio per qualche tempo, poi ritornano da soli… la scaletta della serata quasi sempre non esiste, si fa da sola, pezzo per pezzo… canto molti brani anche lontani tra loro, ma non lontani da me, faccio solo cose che mi piacciono… se mi vuoi chiedere qualche canzone mentre sto suonando, che sia mia oppure di altri, puoi farlo, non mi disturba, perché se la so fare vuol dire che mi piace, e quindi te la canterò volentieri… se invece non dovesse piacermi non corro rischi, non te la potrò cantare perché non la saprò!

Sono quasi certo che ti sarà capitato di avere qualche momento di defaillance, come reagisci, o come pensi dovrebbe reagire un musicista?

Il mio gioco sono le canzoni. Per me scrivere una canzone è ogni volta come nascere, quindi è vita, ma per il mondo si tratta, comprensibilmente, di qualcosa che rientra nella sfera dell’intrattenimento, questo meccanismo provoca grandi voli pindarici e mega cadute a culo in terra. Questo succede a tutti quelli che fanno questo mestiere. La cosa più difficile nel mio lavoro è imparare a convivere con la frustrazione, che ci sarà sempre, anche se sei Bruce Springsteen, proprio perché è parte integrante di questo gioco!
Come reagisco?… Ci scrivo sopra una canzone…

“… e se una sera mi va storta
io no, non mi spavento più
anzi, se prendo una batosta
poi dopo insisto anche di più …”
– Canzoni per (r)esistere” (A. Sanna) –

Abbiamo parlato di molti aspetti della musica, ma ancora non abbiamo parlato delle tue pubblicazioni…

Dal 1987 ad oggi, tra produzioni varie e più spartane auto-produzioni, ho pubblicato 12 album, a cominciare dalle “eroiche” musicassette dei Masoko Tanga e degli High Voltage, fino al CD/DVD live “ALBERTO SANNA & FRY MONETI – Sul palco all’FBI Club”, cointestati con il violinista e polistrumentista Francesco Fry Moneti (Modena City Ramblers). Quasi sempre si tratta di materiale originale, tranne “In Loving Memory of Joe Strummer”, che è un CD di brani dei Clash, e “All Sun & His Jumpin’ Jivers live at Marlin Club”, che è un disco di classici della swing era. È sempre bello fermare in una registrazione ciò che si crea, mi piace anche giocare con lo studio di registrazione, con le possibilità che ti offre, potersi riascoltare, imparare da se stessi … lo studio è anche un maestro severo, se fai cose al di sopra delle tue possibilità, lo studio di registrazione non ha peli sulla lingua, te lo dice dritto in faccia, e non ci sono auto-tune o altri marchingegni che tengano… qualsiasi correttore automatico mentre toglie gli errori, toglie anche dinamica, umanità, toglie forza al risultato finale.
A proposito di studio, forse è tempo di ricominciare a pensarci… il nuovo materiale non aspetta che di essere registrato … dopo l’estate ci si penserà!

Ti faccio l’ultima domanda della quale penso di intuire la risposta ;-D . Credi che in questa “era”, dove il digitale la fa da padrone, sia il caso di pubblicare supporti come il “vinile” o il CD, o magari sarebbe meglio puntare esclusivamente sui digital stores e sui live?

Mah… se veramente sai la risposta, beh dimmela, perché io proprio non saprei cosa dire. Nell’era dei talent, dei contest, dei like, dell’esasperazione mass mediatica di qualsiasi contenuto, che svuota di contenuto qualsiasi esasperazione, nell’era dei rapporti virtuali che più virtuali non si può, io sono naturalmente portato a fidarmi del rapporto umano diretto, che tradotto per il mio mondo è il concerto dal vivo.

Grazie Alberto, da me e dagli amici di spettacolart.it per averci dedicato un po’ del tuo tempo.

Grazie a voi e un saluto a tutti gli amici di spettacolart.it !

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Tore_mdb Contu

Tore_mdb Contu

Musicante chitarrista e per diletto scribacchino



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