Interviste ad Anna Abet: il mio sconfinato amore per l’osservazione del mondo attraverso un mirino

Interviste ad Anna Abet: il mio sconfinato amore per l’osservazione del mondo attraverso un mirino

Anna Abet è una fotografa appassionata del suo lavoro, l’empatia è il suo obiettivo, da costruire, da coltivare, in piccoli spazi di tempo.

La giovane fotografa napoletana, si definisce “un’animale sociale”: “adoro sopra ogni cosa conoscere nuove persone, scrutarle e, attraverso piccoli segnali, scoprire qualcosa delle loro vite. Ho un occhio antropologico ma rompendo ogni schema dello sguardo distaccato, imparziale e professionale. Come dice Luciano De Crescenzo: “sono una donna del sud, sono una donna d’amore!” 🙂

Continua il nostro viaggio alla scoperta dei fotografi e degli appassionati del grande mondo della fotografia, iniziato con Daniele Fadda giovane fotografo cagliaritano e, come per creare  gioco e una sorta di continuità culturale, ho  chiesto di indicarmi, oltre ai suoi fotografi e artisti preferiti, il nome di un giovane fotografo da intervistare. Il passaggio di testimone però non è andato a buon fine. Allora in occasione del mio ultimo viaggio nell’incantevole Napoli ho conosciuto e intervistato Davide Visca che mi ha fatto alcuni nomi che potevano raccoglierlo  e fra questi ho scelto Anna Abet.

“Sono nata l’ultimo giorno di aprile del 1987 a Napoli, da una coppia di genitori amanti di musica ed arte – dice Anna – da sempre ho respirato aria di ricerca ed ho educato il mio occhio ad osservare. Sono molto legata alla mia città e da sempre lotto per riuscire ad emergere come professionista senza abbandonarla: qui a Napoli cerco di sfatare il mito del “per farti notare devi lasciare questa città”.
Già da bambina ero incuriosita da tutto ciò che fosse immagine e che fosse musica, così ben presto ho iniziato ad approcciarmi alla fotografia con mezzi originariamente semplici ma, essendo abituata ad adattarmi alle difficoltà (volendole superare per migliorare e migliorarmi), sono riuscita poi a raccogliere i frutti di tanta perseveranza.
Sono testarda, molto… ma questo mio essere così “cocciuta” mi ha permesso di essere motivata a fare del mio diletto il mio mondo, pur non avendo possibilità economiche che mi permettessero di comprare subito una reflex di qualità.
Ho iniziato in tenera età (18 anni) ad imparare il mestiere “sgobbando”: per i primi anni, ho affiancato tanti professionisti del settore wedding ed eventi; nel 2007, dopo un corso professionale in fotografia commerciale ho ampliato le mie competenze e migliorato i miei strumenti tecnici. Sono una persona fortunata, perché grazie alla fotografia sono riuscita ad affrontare presto il mondo del lavoro (commerciale) e nel campo che più amo: la fotografia di eventi musicali e teatrali.
Libera professione e lavoro a tempo pieno: lavoro sempre! A volte è dura gestire due attività così vicine e così
distanti, che assorbono tutto il mio tempo e molte energie ma, come dicevo sopra, non mi pesa: sono troppo determinata! 🙂

Cosa ti piace fotografare?

Tutto ciò che è fotografabile! Mi spiego meglio: il mio sconfinato amore per l’osservazione del mondo attraverso un mirino non mi ha mai imposto limiti nel fotografare qualsiasi cosa; forse fanno eccezione i paesaggi (lì davvero mi diverto poco).
Sopra ogni cosa adoro fotografare performance live. Entro in empatia con gli artisti sul palco cercando di cogliere le loro emozioni in precisi istanti: un verso recitato, un passo di danza, un accordo sulla chitarra, una nota intonata, in preda ai pensieri ed alle emozioni dell’artista che in quel momento ho lì davanti a me. É un vero privilegio e mi emoziono anche solo scrivendone.
Mi diverto tanto anche a fare i matrimoni! Adoro emozionarmi e condividere momenti di amore puro con famiglie intere che si donano in esplosioni di emotività.
Fotografare i bambini poi: che gioia!

Una forma di comunicazione misteriosa, statica ma anche dinamica, muta ma anche musicale e, citando Alessandro Baricco “quello che vedi ti arriva addosso con la violenza di un boato di silenzio”. Cos’è per te la fotografia?

Per rispondere con una sola parola: ricchezza! Non parlo di ricchezza materiale. Certo mi sostengo e sono una donna indipendente di 31 anni che deve affrontare tante spese ogni giorno, ma vivo di una ricchezza ben più grande: grazie alla fotografia non solo riesco ad interfacciarmi con mondi, ambienti, età e società diversi ma accumulo ricchezza di spirito. Ho un carattere esuberante e tendo a non passare inosservata; non sono silenziosa, anzi ma, grazie alla fotografia, educo me stessa ad osservare, ad assumere movenze eleganti e precise, alla gestione della mia voce tonante. La mia professione mi ha educato alla vita. Riuscire a vivere serenamente in ogni comunità, cercando di essere sempre gentile, educata e sorridente (ma sorridente davvero).

Che rapporto hai con la fotografia? É una necessità o fotografi solo quando ti senti in un certo modo?

C’è un reciproco rispetto! Cerco di esercitare la professione mantenendo sempre standard qualitativi alti (almeno quello è l’intento). Tengo molto all’etica professionale, non solo per lavorare serenamente con gli altri colleghi o con i clienti ma, in generale, perché LA FOTOGRAFIA, in tutte le sue sfumature, resti un ambito in costante crescita.

Penso che fotografare sia una cosa molto intima. Vivian Meier, fotografa francese, tenne segreta, tutta per sé, la passione per la fotografia; questo è un estremo ma che fa capire l’intenso rapporto fra il fotografo e la fotografia. Cosa ne pensi? Che sensazioni ti dà fotografare?

Diventa motivo di riflessione personale, di ricerca: in fondo, nelle mie fotografie, esprimo il mio modo di vedere ed interpretare le cose e le persone e, tecnica a parte, quello non può insegnartelo nessuno se non la tua stessa emotività! Fotografo per me, sempre!

Raccontaci un aneddoto o un fatto curioso successo durante la tua attività.

Potrei scrivere una raccolta di libri! 😀
Fare matrimoni a Napoli vuol dire arricchirsi di esperienze colorite a prescindere, ma non solo. Sono una persona istintiva, veloce, rapida e spesso distratta per come si muove, quindi non sono poche le volte in cui: ho rischiato la vita con cadute rovinose, ho fatto brutte figure avanti a nutriti gruppi di persone a causa della mia fobia per i piccioni. É splendido anche ricordare le tante conclusioni di giornate estenuanti di shooting pubblicitari, segnate da risate e partite a calcio balilla coi clienti.

Penso che la fotografia sia la massima espressione del vivere qui ed ora; per te la fotografia è cogliere l’attimo fuggente o preferisci le immagini costruite?

still-lifediuncocktailmorto_Anna Abet

Dipende dal tipo di foto e dal contesto. Quando realizzo still-life per e-commerce purtroppo non c’è nulla di creativo ed in quel caso è la tecnica che la fa da padrona, ma anche uno still-life che, come dice la parola stessa, è un’immagine statica e costruita può diventare qualcosa di super naturale, creativo, comunicativo, evocativo e, perchè no, in alcuni casi capace di cogliere anche l’attimo fuggente. Quindi anche fare still-life mi diverte molto. Di base sono un’iperattiva: amo tutto ciò che mi rende viva!

Chi sono i tuoi artisti preferiti del passato e dei moderni?

Mi sono ripromessa di rinascere Annie Leibovitz, mio mito in assoluto!
Venero la grazia, la pulizia e l’eleganza di Richard Avedon.
Nella musica il primo nome che mi viene in mente è Nina Simone; nel cinema il musical HAIR.
Si, sono nata nell’epoca sbagliata! 😀
Spero di imparare sempre cose nuove, di affinare le mie conoscenze, di crescere. In virtù dell’evoluzione artistica e multimediale di questa disciplina, spero che questo settore sia sempre più riconosciuto non solo come un’arte ma anche come una professione da rispettare e da amare.

Hai un consiglio per chi voglia avvicinarsi alla fotografia?

É molto importante che questo mondo sia alla portata di tutti. É fondamentale per me, specialmente in questo momento storico, che tutti si sentano liberi di avvicinarsi alla fotografia. Sono sempre felice di “diffondere il verbo” ma tengo molto che in questa era digitale ci sia un’alfabetizzazione alle immagini: saperle osservare, riuscire a vedere. Conoscere l’arte, studiare, studiare e ancora studiare. Purtroppo nelle scuole le materie artistiche sono sempre più calpestate e i giovani hanno sempre meno stimoli creativi per capire le loro attitudini ma è troppo importante educarsi alla ricerca ed alla tecnica ed essere curiosi. É la curiosità che ci incita a conoscere meglio qualsiasi cosa ed a specializzarci. Alla stessa maniera è troppo importante fotografare con cognizione di causa. Riflettere! Respirare! Bisogna inculcare un buon approccio alla fotografia, produrre contenuti di qualità e non far leva sui numeri o sullo status sociale, solo perché magari essere fotografi ci fa sentire più fighi! 😀

Marco Sotgiu

Marco Sotgiu

Fondatore e Direttore di spettacolart.it Appassionato di musica. Suono la batteria. Non sono un giornalista.


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