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IsolaMenti di Raoul Moretti – Temuto come grido, atteso come canto di Michele Gazich – Spettacolart

IsolaMenti di Raoul Moretti – Temuto come grido, atteso come canto di Michele Gazich – Spettacolart

Luoghi di contemplazione, luoghi d’esilio: propongono il tema comune dell’isola come luogo di contemplazione e come luogo di esilio gli ultimi progetti discografici di Raoul Moretti, IsolaMenti e Temuto come grido atteso come canto di Michele Gazich.

 

Presentati nei primi tre appuntamenti del 22 marzo al Dipartimento di salute mentale di Cagliari, del 23 marzo alla Casa Museo Mura di Serdiana e del 24 marzo al centro Polifunzionale di Soleminis in collaborazione con Street Books.

Nell’album IsolaMenti, terza fatica dell’arpista “non convenzionale” Raoul Moretti, recentemente pubblicata per l’etichetta FonoBisanzio la cui direzione artistica è firmata dallo stesso Michele Gazich, nell’isola -spazio circoscritto solo in apparenza, perché costantemente proiettato verso l’infinito grazie al mare che lo avvolge- l’anima, anch’essa racchiusa nel perimetro del corpo fisico ma costantemente protesa verso l’infinito per il tramite del pensiero, trova il luogo in cui riconoscersi, e conoscersi.

E questo percorso di conoscenza, che si snoda sul doppio binario dell’ esperienza umana quale incontro e introspezione Raoul Moretti sa descrivere magistralmente, nella scelta di realizzare degli azzeccatissimi dialoghi tra la sua l’arpa e la viola di Michele Gazich il violoncello di Julia Kent, il sax soprano di Giuseppe Joe Murgia, il vibrafono e la marimba di Marco Bianchi and last but not least la voce di Beppe Dettori.

©Debora Locci

Supportata da questi preziosi, bellissimi contributi, l’arpa trova la giusta occasione per rivelare nelle mani dell’artista tutta la sua versatilità riuscendo nel contempo a raccontarci attraverso certi ritmi incalzanti lo scorrere del tempo che tanto inquieta l’animo umano e a dipingerci spazi incontaminati, essenziali, immensi, in cui invece l’animo riesce ancora a provare meraviglia e consolazione.

Ma il racconto dell’isola e dell’anima che la contempla e si contempla non si conclude nei 14 brani dell’album: il disco è accompagnato dall’uscita del video Nel Fluire (seconda traccia dell’album) realizzato da Davide Manca di Fly Media Creative Drone Services mentre l’album comprende un libretto che raccoglie le fotografie di Fabrizio Massidda, Giovanni Cavalli, Andrea Puxeddu oltre che dello stesso Moretti, corredate di citazioni di poeti, filosofi, scrittori:

avvalendosi di ogni forma di comunicazione, l’artista celebra la bellezza dell’isola che ha scelto come approdo raggiungendo tutti i sensi del pubblico.

©Debora Locci

L’isola che mai sarà casa” è quella raccontata invece in parole e note dal musicista e compositore Michele Gazich che, nel libretto che accompagna l’album e in cuil’artista condivide generosamente con il pubblico il grande lavoro storiografico che lo ha coinvolto, è definito l’obiettivo più importante del progetto:

La storia non è conosciuta: la mia missione è farla conoscere. Abbiamo bisogno gli uni degli altri, abbiamo bisogno di ritrovare queste donne e questi uomini da qui ‘ritirati’ .

Il “qui” fa riferimento all’isola di San Servolo, in cui l’artista ha vissuto nell’ottobre 2017 per un mese ospite del progetto Waterlines residenze artistiche letterarie a Venezia, e che fu manicomio dal 1725 al 1978. Le donne e gli uomini “ritirati” sono invece gli ebrei che ebbero la sfortuna di esser presenti in quel manicomio nell’ottobre del 1944 condannati per questo a vivere non solo il dramma dell’internamento, ma anche della deportazione nei campi di sterminio tedeschi.

Per queste donne e questi uomini, come si evince da alcuni stralci delle cartelle cliniche che Michele Gazich ha inserito nel libretto, la tragedia dell’internamento prima e della deportazione poi si manifesta soprattutto nell’esperienza della negazione: negazione della lingua, dello spazio, del proprio credo religioso della libertà di mantenere una promessa.

E a queste persone Gazich offre un’occasione di riscatto ridando virtualmente loro voce anche se nello spazio ristretto di un brano. È così che la parlata degli ebrei di Venezia quasi cancellata anch’essa nell’atto di cancellare chi la utilizzava, rivive in Maltamé, è così che Alice ha modo di superare i limiti claustrofobici del corridoio del manicomio, è così che Debora ha occasione di manifestare il proprio disgusto per una conversione imposta verso un dio che non le appartiene.

©Debora Locci

È così che queste anime arrabbiate, impotenti, ribelli, disorientate, soffocate, vinte trovano parziale giustizia nell’empatica interpretazione vocale di Michele Gazich a cui fa da perfetto supporto il tessuto sonoro frutto dell’incontro tra il violino e la viola del musicista con la chitarra di Marco Lamberti, il basso elettrico di Paolo Costola, le percussioni di Alberto Pavesi, il pianoforte di Valerio Gaffurini, e l’arpa di Raoul Moretti.

Ma non è con il senso della totale sconfitta che l’artista sceglie di congedarci da questo pur dolorosissimo viaggio e per questo egli affida al commovente walzer Anna, te scrivo interpretato oltre che dallo stesso Gazich anche dalla struggente voce di Gualtiero Bertelli, il racconto della forza della speranza, di una promessa d’amore che sappiamo non si realizzerà, ma che Michele Gazich descrive cancellandone l’epilogo per lasciarla in sospeso, pronta a realizzarsi, ancora.

L’italo-svizzero Raoul Moretti è un arpista versatile e sperimentale con un approccio molto originale allo strumento. Tale approccio , negli anni, lo ha condotto a sviluppare un percorso artistico alla ricerca di uno stile unico, personale.

Oggi è considerato tra gli arpisti più innovatori a livello mondiale con una traiettoria artistica internazionale, portando la sua arpa elettrica in differenti mondi musicali (avant-garde, pop rock, world music, electron ics, nu-dance, classic, free improvising) ed in altre forme di arte (danza, pittura, cinema, video-installazioni) e in molti diversi ambienti (teatri, clubs, discoteche, case, stazioni, strade, strutture ospedaliere e centri medici).

Ha suonato in importanti festival internazionali in Italia, Svizzera, Francia, Belgio, Spagna, Croazia, Serbia, Bulgaria, Polonia, Cina, Paraguay, Cile, Messico, Venezuela, Dominica, Brasile e Australia. È ideatore e direttore artistico del Festival Internazionale Arpe del Mondo.
Album da solista: Harpscapes (2014) Preludio Label
Harpness (2016) Autoproduzione
IsolaMenti (2019) FonoBisanzio

Info:
Visita il sito web raoulmoretti.it
facebook: Raoul Moretti an unconventional harpist
https://it-it.facebook.com/RaoulMoretti

Michele Gazich è musicista, poeta, produttore artistico, compositore, scrittore di canzoni. Opera professionalmente nel mondo della musica dall’inizio degli anni novanta: tour in Italia, Europa e USA, collaborazioni con cantautori italiani, europei e singer-songwriters statunitensi (Michelle Shocked, Mary Gauthier, Eric Andersen e Mark Olson); orchestre; spettacoli teatrali, performances di poeti; colonne sonore cinematografiche; università e conservatori italiani ed esteri. Michele Gazich, ad oggi, ha collaborato a più di cinquanta album, e nove a suo nome. Una dimensione di nomadismo artistico e di ricerca costante, che è diventata esistenziale. Michele Gazich, sempre con il suo violino: incarnazione contemporanea dell’ebreo errante.
Ultimi album:
Storia di mare e di sangue (2014): presentato a Giornata della Memoria presso il Senato Spagnolo.
La via del Sale (2016): finalista Premio Tenco
Rifles & Rosary Beads, con Mary Gauthier (2018) Vincitore Americana UK Award; nomination Grammy Award
Temuto come grido, atteso come canto (2018), presentato a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano e al Museo Ebraico di Venezia.

Info:
Visita il sito web michelegazich.it

https://www.facebook.com/michele.gazich

Luana Porcu

Luana Porcu

Collaboratrice di Spettacolart, organizzo eventi musicali, non sono una giornalista.



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