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“IN QUALCHE PARTE DEL MONDO”, PAOLO ZICCONI CANTA LUIGI TENCO

“IN QUALCHE PARTE DEL MONDO”, PAOLO ZICCONI CANTA LUIGI TENCO

É difficile dire cosa avremmo pensato di Luigi Tenco se la sua vita non avesse incontrato quella strana fine, se avesse proseguito con quella carriera così intrisa di intimità che forse non avrebbe retto alla carica ideologica degli anni immediatamente successivi o all’istintività del primo panorama rock italiano.

Scriveva con una semplicità disarmante, fino all’oblio del carattere poetico e formale della canzone d’autore, per prendere più la strada di un sincero e drammatico dialogo con se stesso, e poi di rado veniva fuori con testi di carattere più sociologico che ideologico: La ballata dell’amore, la ballata della moda ecc.

Purtroppo, a cinquant’anni di distanza, continua di più a far parlare quella tragica fine piuttosto che quella brillante esperienza compositiva, agli albori della canzone d’autore.

Sequenze melodiche dirette, eppure raffinate, da vero musicista qual’era Tenco, incrociavano parole usate alla medesima maniera, senza fronzoli eppure portandosi dietro il retaggio di ottime letture.

Tenco faceva a cazzotti col mondo tanto quanto la sua musica, e seppur l’uomo abbia smesso di combattere, la sua musica continua a farlo per lui. Uno scontro tra vita sociale e solitudine, tra rumori e silenzi, tra modernità e tradizione, tra città e campagna.

Abbiamo sentito vari Tenco in questi anni, ed è facile ammettere che, per quella bellezza compositiva propria dell’autore, i risultati siano sempre stati più che soddisfacenti, se per soddisfacente intendiamo il mero bisogno di sentire buona musica, ma nessuno è riuscito a far emergere l’universo poetico di Tenco, prenderlo dagli anni ’60 e farlo rivivere alla luce del XXI secolo.

Un giorno invece, uno che s’era fatto vedere sui palchi solo per la lirica, comincia a tirare fuori dalle proprie mura la passione viva per il cantautore di Cassine, con una conoscenza dell’uomo e della sua opera che potremmo dire maniacale, e viene fuori con In qualche parte del mondo. Si chiama Paolo Zicconi, molto noto per aver calcato i maggiori palcoscenici della lirica.

Siamo nel 2013, ed un gremito teatro civico ad Alghero ascolta questo Tenco che canta all’uomo del 2000. L’occasione é quella della presentazione del disco. Una teatrale e divertentissima Ballata della moda, vede il pubblico riflettere un po’; poco prima, Il mio Regno li aveva sorpresi bambini, svegliati dall’incubo d’essere uomini, con Mariano Tedde al piano che jazzava un timbro d’uomo che dentro non ha nemmeno la forza di un fanciullo in tempo di guerra. Fisarmoniche e Flicorni, riportano l’eco della volontà di Tenco di censire il calderone della tradizione musicale peninsulare, le chitarre di Peghin sono un pendolo tra l’ipnosi e la rabbia che Tenco faceva uscire fuori solo un po’ alla volta. Salvatore Maltana con Paolo Zuddas scandivano un tempo di quasi cinquant’anni, per portare l’orologio di Tenco fino a noi.

La voce di Paolo Zicconi, è profondamente matura e innamorata di quei testi. Ne ha carpito la dimensione drammatica e se n’è fatto carico per poter davvero restituire Tenco e il suo messaggio ad una nuova generazione, non certo nostalgica di un a loro sconosciuto cantautore, ma estremamente bisognosa di assaporare l’esperienza umana dietro a quei contenuti.

Davide Casu

Per maggiori informazioni:

www.paolozicconi.it


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Cantautorepop

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