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RASHMI BHATT: LA CONSAPEVOLEZZA PER COGLIERE LA MERAVIGLIA DELLA MUSICA | SPETTACOLART

RASHMI BHATT: LA CONSAPEVOLEZZA PER COGLIERE LA MERAVIGLIA DELLA MUSICA | SPETTACOLART

Consapevolezza: arte e musica per l’anima.

Per la rubrica “Contaminazioni” abbiamo intervistato l’artista e musicista indiano Rashmi Bhatt.

In occasione dei due giorni di incontri seminari workshop e concerti : “Consapevolezza: arte e musica per l’anima” organizzati dall’Associazione Arcu de Chelu e svoltisi a Dolianova il 26 e 27 luglio, abbiamo incontrato l’artista e musicista di fama internazionale Rashmi Bhatt, che il 27 luglio ha tenuto un workshop sulla musica e la meditazione seguito da un concerto-meditazione insieme a Daniel Lumera e Dafne Moscati.

Ciao Rashmi, leggendo la tua biografia, oltre alle tue prestigiose collaborazioni, che ti hanno visto dividere il palco con artisti del calibro di Shakira e Sting, ciò che mi ha colpito maggiormente è che, fin dall’inizio la tua carriera si è contraddistinta per la tua costante volontà di misurarti con tradizioni musicali anche molto distanti dalla tua. Come mai hai scelto di impiegare le tue percussioni in questo percorso di contatto e fusione con ritmi a te non familiari?

La tua premessa relativa alla mia collaborazione con star mondiali ovviamente a livello professionale è stata molto importante, però ha pochissima influenza sulla mia carriera artistica.

Suonare con Sting con Shakira e con altri grandi nomi del panorama musicale internazionale per me è un onore, però la mia ricerca artistica e intellettuale ha l’obiettivo di condurmi a lavorare con le antiche tradizioni musicali: ho lavorato con artisti provenienti dal Senegal, lavoro con la musica araba che adoro, ho suonato con musicisti afghani, iraniani che hanno una grandissima tradizione musicale.

Ritengo di essere stato benedetto in India da una solida preparazione di musica classica indiana, e tra i tanti vantaggi che questo background mi dà c’è quello di essere allenato ad un attento e profondo ascolto dell’altro e per questo mi posso permettere di curiosare, avvicinarmi ad un’altra tradizione senza tradire la mia; questa ripeto è la mia più grande benedizione, che ho ricevuto dal mio maestro, infatti lui ogni volta che tornavo in India e andavo a trovarlo prima di ripartire mi diceva: “Rashmi, go far, discover new horizons but never forget where you come from” (“Rashmi, vai lontano, scopri nuovi orizzonti, ma non dimenticare mai da dove vieni”) e questa è diventata proprio la mia prima passione, andare lontano, sperimentare l’ascolto e poi la fusione con sonorità che non conosco.

A volte mi capitano incontri destinati a rimanere unici: mi ricordo di un musicista del Madagascar con cui ho suonato proprio in Sardegna, a Olbia, in un World Music Festival, quella performance è stata la prima e unica perché non ho avuto più contatti con lui però è stata una serata bellissima e indimenticabile per me, perché ho avvertito un incontro nel profondo dell’anima con questo artista.

Questa carriera non mi ha mai garantito una ricchezza economica, io vivo in modo molto semplice ma mi ha assicurato una ricchezza spirituale incommensurabile.

Come dimostra anche la tua presenza qui in Sardegna tu viaggi tantissimo e immagino che tale esperienza già di per sé possa influire sul tuo modo di fare musica però mi interesserebbe capire più nello specifico quali sono le tue principali fonti di ispirazione; da cosa attingi per comporre?

Nella mia vita esterna sicuramente i viaggi influenzano molto il mio stato d’animo, ed essendo musicista viaggio tantissimo.

A parte alla benedizione dell’ascolto un’altra mia grande benedizione è la curiosità, io adoro curiosare!

La scorsa notte non riuscivo a prendere sonno e allora ho cercato e letto informazioni sui Nuraghi, e anche queste letture sono state come un grande viaggio.

Sono molto curioso non soltanto a livello musicale ma anche a livello archeologico, storico. Molti amici musicisti non considerano interessante il contesto da cui nasce una realtà musicale, sono fissati con lo strumento, con l’ascolto esclusivo della loro musica, che è una grandissima cosa, per me è un po’ diverso non dico sia meglio o peggio, ma io ho molte altre passioni e non so in che modo un Nuraghe può influire sulla mia musica però mi arricchisce e mi appassiona tanto e sento che poi alla fine tutto gioca un ruolo specifico quando poi mi accingo a comporre.

Questo evento per quel che concerne la tua presenza si basa sulla connessione tra musica e meditazione, in che modo tratterai questi temi nel corso del tuo workshop?

Nella creazione artistica di tradizione indiana ci sono tre fasi, nell’esecuzione dell’opera artistica però la prima fase in assoluto è proprio la meditazione, il silenzio della mente, perché quest’ultimo è il luogo dell’ispirazione; la seconda fase è l’intuizione e la terza è l’esecuzione, molto spesso in molti musicisti che io conosco diventa l’esecuzione la prima e unica fase su cui ci si concentra, sia in concerto che durante il momento creativo, e le due fasi precedenti non vengono toccate.

Io ritengo le prime due fasi fondamentali, imprescindibili per cui in questo workshop cercherò di parlare dell’aspetto del silenzio e dell’ascolto. Molti momenti del nostro percorso saranno dedicati alla consapevolezza e l’obiettivo è quello di far capire come è strutturata una qualsiasi composizione musicale.

Tanti artisti suonano istintivamente o cerebralmente o mnemonicamente però non con la consapevolezza della struttura melodica del pezzo che eseguono, io voglio rendere i miei allievi consapevoli invece di come nasce e si struttura una melodia.

Poi in vista del concerto-meditazione che eseguirò con Daniel Lumera che si occupa di musica e devozione, farò anche un accenno alla storia della devozione (Bhakti) e come essa sia intimamente legata alla musica, quale mezzo supremo di illuminazione spirituale, sarà quindi un percorso dedicato agli aspetti profondi della musica.

Quando ti sei trasferito in Italia sei arrivato con il tuo bagaglio culturale e lo hai diffuso e condiviso in Italia come in Europa. Adesso tu immagina un ipotetico viaggio di ritorno in India, un nuovo trasferimento nella tua terra natale, chi è oggi il Rashmi che torna a casa, che cosa si porta dietro della sua esperienza italiana ed europea?

 

Hai proprio toccato un punto molto presente nella mia mente ossia il mio desiderio di tornare in India perché qui vivere di musica è difficilissimo, io vivo molto semplicemente però in India potrei vivere molto comodamente e così sto pensando prima o poi di fare 6 mesi qui e 6 mesi lì, e se penso a questo ritorno, sì, sono una persona molto diversa rispetto a quando ho lasciato il mio Paese.

Sento di essermi molto arricchito a livello accademico: ho studiato Storia dell’Arte all’Università di Firenze e di Perugia e quella è rimasta una mia grande passione. E poi il percorso musicale che mi ha dato l’Europa e l’Italia non l’avrei mai sognato e quello è il più grande tesoro che l’Italia e l’Europa mi hanno dato: suonare con musicisti kurdi, senegalesi, brasiliani, arabi, beduini, afgani, lavorare nei conservatori, per questa esperienza sarò sempre grato all’Europa ma prima di tutto all’Italia.

L’Italia per me è la mia piccola India. E poi oltreché tornare arricchito di questa fitta rete di collaborazioni torno anche come cittadino non più soltanto indiano ma anche italiano, perché torno con un nuovo passaporto! Il passaporto non è altro che il simbolo della mia integrazione in Italia che è molto ben riuscita, perché sai, quando hai delle radici sicure puoi veramente senza timore immedesimarti in un’altra cultura, in un’altra storia e anche in un’altra spiritualità.

Quando vado in qualche Chiesa umbra ho un’esperienza spirituale, non sono né cristiano né induista però la mia porta alla spiritualità è aperta e questo grazie all’induismo che ci fa crescere nel rispetto del credo altrui. Con tutta l’apertura mentale possibile in Italia ho assorbito la quintessenza della vostra cultura, sento di aver trovato infinite strade per toccare l’anima del popolo italiano e quindi in India tornerei davvero culturalmente molto ricco.

La tua biografia annovera tra le esperienze professionali anche quella dell’insegnamento. Da insegnante a insegnante, oltre alle tecniche, mi dici che cosa tieni a trasmettere ai tuoi allievi?

Io insegno da quando sono piccolo perché il mio maestro aveva molti allievi e mi ha scelto per seguire i nuovi arrivati, quindi avevo 12/13 anni quando ho iniziato a insegnare.

Mi piace molto insegnare, sono molto esigente e quello che voglio trasmettere soprattutto è la consapevolezza perché la musica si affronta con consapevolezza. Voglio portare i miei allievi alla curiosità e alla meraviglia, ma nel mio campo so che devo prima dargli i mezzi, solo tramite quelli matureranno una competenza che li aiuterà a cogliere la bellezza, il talento e solo in quel momento saranno capaci di meravigliarsi.

Grazie Rashmi è stato un onore conoscerti, ti auguro buon lavoro e buon concerto e auguro a tutti noi di rivederti presto e spesso in Sardegna!

Luana Porcu

Luana Porcu

Collaboratrice di Spettacolart, organizzo eventi musicali, non sono una giornalista.


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