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RITES, PERFORMANCE DI MUSICA E DANZA – FESTIVAL SPAZIOMUSICA

RITES, PERFORMANCE DI MUSICA E DANZA – FESTIVAL SPAZIOMUSICA

Serata speciale per il Festival Spaziodanza che domenica 13 Novembre ha presentato Rites, una performance ben riuscita, alla quale ho avuto il piacere di partecipare.

Sono fra il pubblico che attende l’ingresso in sala per la seconda performance e do un’occhiata alle opere di Rosanna Rossi, della bellissima mostra che avevo già visitato alcuni mesi fa ma solo nella parte del vecchio museo, e finalmente ho potuto completarne la visione nella parte staccata del Grottone, che è veramente suggestivo e affascinante. L’accoglienza per entrare – senza renderci conto – è già spettacolo e veniamo subito coinvolti nella performance dai ballerini che ci introducono in quello che sarà il Rito……Ripulire, Ritornare, Riniziare, Rinascere…..

“Qual’è il significato di Rito?”

Così vengo intervistato da una ballerina e mi sento subito partecipe di questa performance fatta di suoni, odori, colori, gusti, ritmi dei tamburi cubani  che ci portano in una sala del Grottone dove ci aspettano gli altri artisti che daranno vita ad una performance di danza, musica elettronica e acustica, in un mix primordiale veramente suggestivo che trascina e in alcuni frangenti ipnotizza.

Festival Spaziomusica e Approdi 2016, 13 novembre, ore 18.00 e ore 19.00
Grottoni Galleria d’Arte Comunale, Giardini Pubblici

Da una coproduzione firmata Spaziomusica e Carovana SMI, sono andati in scena due performance installative. Gli elementi caratteristici della Santeria suonati dall’ensemble cubano Omo Abbilona (composto da quattro giovani suonatori di tamburi batá, provenienti da L’Avana) hanno incontrato i suoni della musica colta del Modular Quartet e della musica elettronica di Spaziomusica, con la flautista Alessandra Seggi, il chitarrista Marco Lutzu e i danzatori riuniti da Carovana SMI Isolte Avila, Francesca Cinalli, Michela Laconi e Peter Ositadinma Ani che hanno incorporato gli spazi evocativi di mondi paralleli e le opere di Rosanna Rossi.
La performance installativa è stato il frutto di un seminario di 2 gg curato da Marco Lutzu (etnomusicologia), Fabrizio Casti (musica) e Ornella D’Agostino (danza).

r5“L’esperienza che abbiamo realizzato con Rites ha superato le mie aspettative – sostiene Ornella D’Agostino, danzatrice e regista, direttrice artistica di Carovana SMI –  il tempo a disposizione è stato come un soffio, per far incontrare ed interagire i musicisti cubani di formazione tradizionale e spirituale e gli altri artisti di diversa provenienza ma tutti formati ad un approccio di arte contemporanea. Il risultato al quale il pubblico ha assistito durante le 2 installazioni performative del 13 novembre ai Grottoni dei Giardini Pubblici di Cagliari, è stato un trasporto percettivo, emotivo e artistico di persone che hanno saputo aprire il loro cuore all’altro, dialogando attraverso un rito originale, risultato di sovrapposizioni culturali e creative, sapientemente riorganizzate da artisti di grande esperienza. La grande prova è stata quella di sapere abbandonare le nostre certezze per ritrovarle rinnovate nella mescolanza e nell’aspirazione verso il linguaggio totale ed universale.
Il gioco ha funzionato anche perché è durato pochissimo, per approfondire in questo senso dobbiamo continuare a cercare e studiare, perché le implicazioni sono di estrema complessità.

r2Il progetto e l’esperienza Rites mi è stata proposta dal mio collega e amico Fabrizio Casti, direttore e compositore di Spaziomusica che a sua volta era stato invitato dall’etnomusicologo Marco Luzzu a collaborare per la promozione dei risultati della sua lunga ricerca di dottorato a Cuba sulla Santeria, che prevedeva un tour in Italia dall’ensemble cubano Omo Abbilona che Marco aveva incontrato durante il suo anno di studi nell’Avana.

r1“Dall’incontro dei canti, dei ritmi, dei movimenti e dei riti della Santeria cubana dell’Enseble Omo Abbilona, con i suoni della musica colta del Modular Ensemble, con i suoni senza mondo della musica elettronica di Spaziomusica, con la presenza dei performer di Carovana SMI, – asserisce Fabrizio Casti, musicista e compositore, docente al Conservatorio di Cagliari di Nuove Tecnologie, direttore di Spaziomusica – ho sentito che tutto sarebbe stato immerso in uno spazio sensibile, dove i piani scivolano, i contorni vibrano, i corpi sembrano sfumare, equilibri che un niente può spezzare, spazio che si riforma man mano che lo si ascolta, lo si sguarda, lo si annusa, lo si tocca.
Come dire di questi suoni che respirano, che ansimano? Di questo spazio senza peso, senza forza, senza ombra? Qualcosa che dipende da come ci si muove dentro, da come ci si sposta, da come si reagisce, si diventa parte attiva nella stratificazione di questo spazio, invadendolo di naturalezza e consequenzialità. Si diventa dispositivo musicale e gestuale che innesca espressività altre, pensieri altri. Poi il silenzio, i rumori, le tensioni, i passi, l’aria, i respiri, il fiato e poi ancora … le parole, in modo sempre uguale, sempre simile e sempre diverso”.

r6“L’esperienza di collaborazione tra artisti della danza e della musica dall’Italia, Cuba, Africa, Sardegna, è stata rivelatrice. Mi sono sorpresa a scavare nelle mie memorie d’infanzia, sentimenti di quando ho vissuto a Cuba: la mia famiglia, sia Santeros che Cattolici, il mio amore per il ritmo, la mia danza, Cuba. – così dice Isolte Avila, performer e artista di origini cubana, co-direttrice del Sign Dance Collective (Inghilterra) – Mi sono sentita trasportata dal ritmo durante la performance e sono stata capace di imparare molto in quei giorni. Il processo è stato sia divertente che spiritualmente all’ascolto ed emozionalmente pieno”.

r4Peter Osita, è il danzatore della Nigeria, migrante arrivato in Sardegna, partecipante del progetto Navigare i Confini di Carovana SMI, selezionato dal MIBACT con il massimo punteggio in Italia con il bando MigrArti 2016.
“Credo che sia importante per me non ignorare la mia storia, origini e cultura.
Se fallissi in questo, sembrerei un albero senza radici.
Non potrei mai dimenticare o rinnegare la mia provenienza o la mia cultura, perché anche se lo facessi, nuove persone che potrei incontrare, mi ricorderebbero da dove veramente provengo e senza dubbio mi definirebbero uno straniero.
La cultura per me ha un grande valore perché genera amore reciproco e questo amore e fiducia ci guidano per vincere ignoranza e stupidità umana, per superare barriere politiche ed economiche.
La cultura è l’intersezione tra le persone e la vita; tratta dell’ amore e della passione nell’anima umana.
Dobbiamo coltivare con tutto il nostro cuore una cultura della trasformazione e rimanere autentici ai nostri valori, non importa quale sia il prezzo, se questo ci conduce all’umanità.
Sono grato di avere un’opportunità per condividire la mia cultura con il supporto dell’associazione Carovana SMI. Mi entusiasma molto nella società significante dove ogni passo è fatto per andare verso il benessere delle persone; per ricongiungerci all’ideologia che ci legava all’amore, pace e unità. Per ricostituire il legame che la cultura dei dominatori ha distrutto, tenendoci nella paura.
E’ una grande gioia avere una tale opportunità.
Grazie…..”

Partecipare all’installazione performativa Rites, durante le fasi di improvvisazione e durante il rito con il pubblico, mi ha permesso di rimettere in gioco alcuni elementi della mia performance In Superficie, un lavoro dedicato alla pulizia, in uno stato molto più legato all’elemento fuoco che all’acqua. – afferma Francesca Cinalli, danzatrice e coreografa della compagnia Tecnologia filosofica di Torino – Ho la viva percezione di aver danzato in un arcipelago dai colori intensi. Sono felice che tutto questo sia avvenuto in occasione del progetto Rites e con gli artisti che hanno partecipato”.

“Per me questa esperienza si inscrive nel lungo percorso di ricerca e produzione artistica che ho maturato nell’ambito della programmazione di Carovana SMI, di cui sono la fondatrice e direttrice artistica – sostiene Ornella D’Agostino  – dalla fondazione nel 1994 di Carovana, tracciamo percorsi di ricerca e produzione artistica interdisciplinare per promuovere il dialogo tra culture diverse e l’arte come volano di cura della persona, di trasformazione e coesione sociale. Agiamo, attraverso le reti di cooperazione internazionale dalla Sardegna in ambito internazionale e Mediterraneo. Dagli anni ’90 collaboriamo con Università del Paris 8 in Francia, il Dipartimento di Scienze Sociali di Lecce, il Dartington College of Art in Inghilterra, indagando i fenomeni di trance e degli stati extra-ordinari in diverse culture tradizionali e contemporanee, con la preziosa guida degli antropologi George Lapassade (un massimo esperto, ormai deceduto, dei riti di trance, della RicercAzione, e dei movimenti giovanili come l’Hip hop), Piero Fumarola, Remi Hess…Molte delle produzioni artistiche di Carovana, con la direzione artistica di Ornella D’Agostino e la ricerca sociale di Alessandro Melis, sono dispositivi performativi che divulgano i risultati della ricerca intrapresa, come un archivio performativo che combina danza, musica, documenti audiovisivo derivanti dalla ricerca sul campo. Mare di Danza, Mescolanze. Hip ho e altro, Inutili Belati, Approdi e Navigare i Confini sono i progetti che collegano gli artisti di provenienza internazionale con cui Carovana collabora e comunità di immigrati e migranti in Sardegna. Per il progetto Santeros, ho invitato danzatori con portati culturali ed artistici eterogenei, ma sensibili alla specificità del progetto: l’artista cubana Isolte Avila del Sign Dance Collective (Inghilterra), Francesca Cinalli (Tecnologia Filosofica, Torino), Peter Ositadinma Ani, danzatore nigeriano del progetto Navigare i Confini, selezionato dal MIBACT con MigrArti, arrivato in Sardegna attraverso i flussi migratori dal Nord Africa, Michela Laconi, danzatrice indipendente in Sardegna, che collabora con diverse compagnie in Sardegna”.

Marco Sotgiu

Marco Sotgiu

Fondatore e Direttore di spettacolart.it Appassionato di musica. Suono la batteria. Non sono un giornalista.


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