Time in Jazz trentunesima edizione “XXXI”

Time in Jazz trentunesima edizione “XXXI”

Al via mercoledì la trentunesima edizione di Time in Jazz, dal 8 al 16 agosto tra Berchidda (Ss) e altri centri del nord Sardegna. Con la direzione artistica di Paolo Fresu.

Anteprima domani sera (martedì 7) con Greta Panettieri a Time in Sassari.

Time in Jazz edizione numero trentuno ai blocchi di partenza: mercoledì (8 agosto) prende il via il festival internazionale ideato e diretto da Paolo Fresu nel suo paese natale, Berchidda, ma che come sempre abbraccia tanti altri centri del nord Sardegna, incluso il capoluogo di provincia, Sassari, che apre la lunga serie di concerti con un’anteprima domani sera (martedì 7).

Steve Coleman

Nel fitto calendario spiccano artisti internazionali come Steve Coleman and Five Elements, il tunisino Dhafer Youssef, gli svedesi Jan Lundgren e Nils Landgren, la Fanfaraï Big Band, accanto a una folta e variegata rappresentanza del jazz italiano che abbraccia diverse generazioni di musicisti: Enrico Rava alla guida del suo gruppo Tribe (Gianluca Petrella, Giovanni Guidi, Gabriele Evangelista, Fabrizio Sferra), Gegè Munari, Greta Panettieri, Gabrio Baldacci, Luca Bulgarelli, Pasquale Mirra, Francesco Lento, Vincenzo Saetta, Enrico Zanisi, William Greco, Emanuele Maniscalco, Carla Casarano, Matteo Bortone, Marco Bardoscia, Stefano Tamborrino, Francesco Diodati, il giovane batterista berchiddese Giovanni Gaias e i Plus 39, ovvero il gruppo composto dai migliori allievi della scorsa edizione del Seminario Nuoro Jazz.

Fanfaraï Big Band

A questi nomi si aggiungono quelli dei protagonisti di “Time is Over”, appuntamento “dopo concerto” curato da Gianluca Petrella: Mop Mop (Andrea Benini) con Pasquale Mirra, il progetto “Aforemention” di Tommaso Cappellato, dj Gruff con lo stesso Petrella, e altri ospiti a sorpresa, tra groove e ritmi africaneggianti, hip-hop e scratch.

A fare da scenario alle nove giornate del festival, spazi e ambienti che variano dai boschi montani agli scorci marini, dalle stazioni ferroviarie alle chiesette di campagna, dalle piazze agli altri luoghi notevoli dei sedici comuni che, insieme a Berchidda, costituiscono il “circuito” del trentunesimo Time in Jazz: Arzachena, Bortigiadas, Cheremule, Erula, Loiri Porto San Paolo, Mores, Olbia, Ozieri, Ploaghe, Posada, San Teodoro, Sassari, Sorso, Telti, Tempio Pausania e Tula.
Accanto alla musica, trovano spazio come sempre varie iniziative di promozione e sensibilizzazione ambientale, presentazioni di novità editoriali e la selezione di documentari curata dal regista Gianfranco Cabiddu, la mostra CasArte – Casa d’Arte Time in Jazz e i laboratori creativi di strada, questi ultimi all’interno del progetto “Mediterranea” realizzato con il contributo del Bando “Sillumina 2018 – Periferie Urbane – Migranti” (sostenuto e promosso da SIAE), con il coinvolgimento di cittadini stranieri e di artisti under 35.

Il trentunesimo Festival Time in Jazz è organizzato dall’associazione culturale Time in Jazz con il sostegno dell’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport e dell’Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio dellaRegione Autonoma della Sardegna del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, delle Amministrazioni Comunali di Berchidda e degli altri centri interessati, della Comunità Montana Monte Acuto, a cui si aggiunge il contributo della Fondazione di Sardegna e del Banco di Sardegna – BPER Gruppo, di Corsica Ferries–Sardinia Ferries, e di Unipol Gruppo. A rendere possibile Time in Jazz anche il sostegno SIAE con il progetto Sillumina, e la collaborazione di Agenzia Regionale Forestas, Franco Cosimo Panini Editore, Rau Arte Dolciaria, distilleria Lucrezio R., Arborea, Le Cantine del Jazz, Giogantinu, Geasar, Fox Sound Service, Imput Level, 108 Resolve e StandUp.

Time in Jazz è parte dei progetti LIFE GreenFEST, dell’Associazione I-Jazz, I luoghi del Jazz con Jazz Rail, Sardinia Jazz Network e dell’Associazione Il jazz italiano. Radio Monte Carlo e Musica Jazz sono i media partner ufficiali. A contribuire alla comunicazione di Time in Jazz 2018, anche la celebre Scuola Holden.

Greta Panettieri

Anteprima domani sera con Greta Panettieri a Sassari

Preludio alla nove giorni del festival, la serata di domani (martedì 7) a Sassari presentata con il contributo del Comune sotto l’insegna di Time in Sassari: nella centrale piazza Santa Caterina, alle 21.30 si accendono i riflettori per Greta Panettieri, una delle voci più interessanti del panorama italiano e internazionale. Artista eclettica, cantante, compositrice e multistrumentista (suona violino, chitarra e pianoforte), in questa occasione porta il suo progetto “Non gioco più”, già consegnato alle tracce dell’omonimo, acclamatissimo disco di quattro anni fa, nel quale vivono le suggestioni di due mondi quasi paralleli: quello del jazz e le canzoni Italiane d’autore degli anni sessanta, brani memorabli scritti da compositori come Ennio Morricone, Bruno Canfora e Gianni Ferrio, per grandi voci come quella di Mina. Cresciuta artisticamente a New York, Greta Panettieri è stata consacrata come una delle migliori cantanti jazz italiane dal JazzIt Award 2016. Ad accompagnarla sul palco di Time in Sassari una formazione che schiera Max Ionata ai sassofoni, Andrea Sammartino al pianoforte, Daniele Mencarelli al basso e Alessandro Paternesi alla batteria.

Al via mercoledì

Il primo atto del festival è di buon mattino in territorio berchiddese, ed è anche la prima della serie di produzioni originali proposte da questa edizione numero trentuno di Time in Jazz: protagonista solitario, mercoledì (8 agosto) alle 9 al Demanio Forestale Monte Limbara Sud, il pianista salentino William Greco, classe 1987, “in prestito” dall’organico del progetto “Lumină”, in programma due sere dopo al Museo del Vino di Berchidda. Il concerto è inserito nel progetto “Mediterranea”, realizzato nell’ambito del Bando SIAE Sillumina, con il coinvolgimento di giovani artisti under 35.

Cambio di scenario e di atmosfere, a mezzogiorno, per seguire al Nuraghe Albucciu di Arzachena il talento del giovane batterista Giovanni Gaias: berchiddese, ventidue anni compiuti a gennaio, guiderà il suo trio con Jim Solinas (Hammond, piano, synth, basso) e Giuseppe Spanu (chitarra), per presentare in anteprima le sonorità blues e funk del suo album d’esordio “Nannigroove Experience”.un lavoro che si annuncia nel segno di un sound trasversale a diverse correnti della black music, partendo dalla matrice blues e passando per tutti i suoi derivati, specialmente il funk.

Nuovo spostamento, nel tardo pomeriggio, alle 18, per un altro progetto originale: a Erula, piccolo paese dell’Anglona, è di scena (alla Chiesa del Cuore Immacolato di Maria) un trio composto da Enrico Zanisi – classe 1990, uno dei più interessanti pianisti emersi di recente dalla scena jazzistica nazionale -, Gabriele Evangelista – nato nel 1988 e già dal 2010 contrabbassista nel gruppo Tribe di quel talent scout dal fiuto infallibile che è Enrico Rava -, e il più “anziano” dei tre, Emanuele Maniscalco (1983), artista poliedrico, pianista e batterista (ma anche fotografo) con nove album a suo nome, dal piano solo al quartetto, di cui due per l’etichetta ECM con il trio Third Reel. Il concerto rientra nel programma delle iniziative per il trentennale del Comune di Erula, e fa anch’esso parte del progetto “Mediterranea”.

L’ultimo impegno della giornata inaugurale porta il festival in riva al mare, alla Torre di San Giovanni, sulla costa di Posada: qui, alle 21, torna in scena la voce di Greta Panettieri, ma con un repertorio diverso rispetto a quello proposto la sera prima a Sassari; una variazione anche nell’organico, che insieme ad Andrea Sammartino al pianoforte, Daniele Mencarelli al basso e Alessandro Paternesi alla batteria, vede ai sassofoni (alto e soprano) Cristiano Arcelli.

Giovedì 9 agosto

Ancora una produzione originale di Time in Jazz, stavolta tutta al femminile e all’insegna degli strumenti ad arco, apre alle 11 a Berchidda, nella chiesa di San Sebastiano, la seconda giornata del festival: protagoniste la violinista Leila Shirvani, classe 1992, romana di nascita e di origine anglo-persiana, talento precoce che ha iniziato la sua carriera concertistica all’età di dodici anni, e la croata Asja Valcic, violoncellista di formazione e credito in ambito classico, ma che parallelamente si è sempre più dedicata all’improvvisazione e alle nuove forme d’espressione per il suo strumento.

Una trentina di chilometri separano Berchidda dal sito archeologico Sa Mandra Manna nei pressi di Tula, dove il pubblico del festival ritrova alle 18 il contrabbassista Gabriele Evangelista, stavolta alla guida di un quartetto che si avvale dell’esperienza e dell’apporto creativo di tre musicisti dalla forte identità come Pasquale Mirra al vibrafono, Gabrio Baldacci alla chitarra e Bernardo Guerra alla batteria. Un progetto in equilibrio tra scrittura e improvvisazione, gestione degli spazi e varietà timbrica, ambienti sonori differenti tra loro e forti escursioni dinamiche.

Sarà il centro storico di Ozieri, con la sua Piazza San Francesco (invece della Basilica di Sant’Antioco di Bisarcio, dove era inizialmente previsto) a offrire alle 21.30 (e con ingresso a pagamento) la cornice al “Tribute to Jan Johansson”, progetto del pianista svedese Jan Lundgren con il contrabbassista Mattias Svensson e un quartetto d’archi che schiera Johannes Dickbauer (primo violino), Emily Stewart (secondo violino), Aurore Cany (viola) e la già menzionata Asja Valcic (violoncello). Si tratta di un omaggio a uno dei padri del jazz scandinavo, Jan Johansson, scomparso ad appena trentasette anni nel 1968; un progetto che Lundgren – classe 1966, nome di primo piano di quella innovativa schiera di pianisti svedesi che conta illustri predecessori del calibro di Jan Johansson, appunto, Bobo Stenson e Esbjörn Svensson – ha presentato per la prima volta nel 2015 sul palco del festival jazz di Ystad, di cui è lui stesso direttore artistico.

Venerdì 10

Per Jan Lundgren, altro impegno in programma l’indomani mattina (venerdì 10) alle 11: un piano solo alla stazione ferroviaria di Tempio Pausania, inaugurata nel 1931, elegante esempio d’architettura dell’epoca, impreziosita dalla presenza di alcuni dipinti di Giuseppe Biasi, personalità di spicco della pittura sarda del Novecento, al quale è dedicato il concerto del pianista svedese: “Biasi’s Lands”, una produzione originale del festival per “JazzRAIL”, progetto nell’ambito della rete nazionale I Luoghi del Jazz sostenuta dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo che vede coinvolte in partenariato sette realtà associative no profit operanti nel settore della promozione del jazz in Italia: Ancona Jazz (Associazione Spaziomusica, Ancona), Fabbrica Europa (Fondazione Fabbrica Europa, Firenze), IL Volo dela Jazz (Circolo culturale Controtempo, Cormòns), Locomotive Festival (associazione culturale musicale Locomotive, Sogliano Cavour), Novara Jazz (associazione culturale Rest-Art, Novara), Vicenza Jazz (associazione culturale Musica Moderna, Thiene) e Time in Jazz, appunto, come capofila.

Più o meno negli stessi orari, ma a diverse miglia al largo delle coste isolane, si starà intanto svolgendo un altro appuntamento di questa terza giornata del festival: il concerto a bordo della motonave della Corsica Ferries–Sardinia Ferries in viaggio dal porto di Livorno (partenza alle 8) verso quello sardo di Golfo Aranci (arrivo previsto alle 14.30); un “classico”, ormai, di Time in Jazz, che si rinnova per la tredicesima volta consecutiva grazie alla preziosa collaborazione della compagnia delle navi gialle. Ad accompagnare il viaggio, quest’anno, è la musica trascinante della Fanfaraï Big Band composta da musicisti francesi, algerini e marocchini che mescolano raï, chaabi, musica gnawa, ottoni jazz, afro-cubani e tzigani, riunendo nord e sud in una festosa traversata delle sponde del Mediterraneo. Una coinvolgente miscela di ritmi e suoni che la formazione di dodici elementi farà dilagare l’indomani sera (alle 21.30) a Cheremule, poi nei giorni successivi alle 19.45 in parata nelle strade di Berchidda, e infine in piazza del Popolo per la consueta festa di Ferragosto.

Alle 18 il festival approda a Bortigiadas, nella chiesa di San Nicola, con il trio ClarOscuro di Matteo Bortone, contrabbassista che si sta affermando a livello nazionale, e non solo, come strumentista ma anche come compositore e leader, in particolare dopo esser stato eletto miglior nuovo talento italiano del 2015 all’annuale referendum della rivista Musica Jazz. Con Enrico Zanisi al pianoforte e Stefano Tamborrino alla batteria, musicisti di forti capacità interpretative, il trio esplora il mondo delle risonanze, delle timbriche e dei ruoli delle voci, dando vita a una musica intimista, che si svela poco a poco, ora delicata, ora energica, ma sempre attenta all’interazione e all’ascolto.

Chiusura di serata all’insegna dei Calici di Stelle per la Notte di San Lorenzo al Museo del Vino di Berchidda che accoglie alle 21.30 “Lumină”, progetto ideato da Paolo Fresu, in qualità di musicista, compositore e produttore discografico con la sua etichetta Tŭk Music. Sua la scelta dei cinque musicisti che ne fanno parte: Carla Casarano alla voce, Leila Shirvani al violoncello, Marco Bardoscia al contrabbasso, William Greco al pianoforte e Emanuele Maniscalco alla batteria e alle percussioni. Nata anche per l’idea di un omonimo progetto discografico, “Lumină” – come suggerisce il titolo – ruota intorno al tema della Luce, declinato in dieci composizioni musicali diverse, ognuna col titolo “Luce”, appunto, nelle diverse lingue del mondo. Fanno parte del progetto anche quattro testi originali sullo stesso tema, scritti da Erri De Luca, Lella Costa, Marcello Fois e Flavio Soriga, oltre a una poesia di Emily Dickinson. Il concerto (con ingresso a pagamento) è organizzato con il sostegno di MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”.

Sabato 11

Ancora due produzioni originali nel palinsesto della quarta giornata. La prima, alle 11 nella Chiesa di San Giovanni Battista a Mores, vede di nuovo in azione il vibrafonista Pasquale Mirra e il chitarrista Gabrio Baldacci, già impegnati due giorni prima nei ranghi del quartetto di Gabriele Evangelista, stavolta in compagnia del sassofonista Vincenzo Saetta, altro nome della scuderia Tŭk Music.

La seconda è invece a Olbia, alle 18 alla Chiesa di San Paolo, ed è tutta nel segno di un dialogo tra contrabbassi: quelli di Matteo Bortone, già protagonista il giorno prima col suo trio ClarOscuro, e del salentino Marco Bardoscia, reduce a sua volta dal concerto col progetto “Lumină”; nel curriculum di quest’ultimo tre album a suo nome, una quarantina come sideman, progetti importanti come il B.A.M. con il quartetto d’archi Alborada e Rita Marcotulli, oltre a collaborazioni di rilievo jazzisti come Paolo Fresu, Gianluca Petrella, Ernst Reijseger, Perico Sambeat e Bojan Z, tra gli altri. Due giovani musicisti per un nuovo concerto targato “Mediterranea”.

Chiusura di giornata alle 21.30 nella necropoli di Museddu, nei pressi di Cheremule, tappa ormai cara al festival, che farà da suggestiva cornice alla prima uscita in terraferma, dopo il “concerto navale” del giorno prima, della Fanfaraï Big Band. Con due album all’attivo e un terzo in lavorazione, questo gruppo tesse i legami tra culture e continenti differenti, fra tradizione e contemporaneità. Dalla strada al palco, la formazione è maturata grazie alla sua ricerca di un suono potente e al suo lavoro scenico, preservando tuttavia una forte capacità di unire e coinvolgere il pubblico. Rivisitando i patrimoni musicali arabo-andaluso, gnawa, berbero o chaâbi, Fanfaraï fa dialogare gli strumenti tradizionali di diverse provenienze – darbouka, guellal, karkabou, oud e guembri magrebini, congas cubane – con una solida sezione di ottoni, basso, e batteria.

Domenica 12

Sarà l’ensemble Seacup a inaugurare la giornata di domenica 12 a San Teodoro (alle 11 nella chiesa di San Teodoro): si tratta di un organico non convenzionale in cui possiamo riconoscere un quartetto d’archi – Ilaria Lanzoni al violino, Clara Garcia Barrientos alla viola, Naomi Berrill al violoncello e alla voce, e ancora Gabriele Evangelista al contrabbasso – arricchito però dalla presenza creativa di batteria, elettronica e voce di Stefano Tamborrino, principale artefice dell’opera di composizione, e dalle ance (sassofono e clarinetto) dell’americano (ma da tempo trapiantato in Italia) Dan Kinzelman. Sonorità che spaziano dal jazz alla musica contemporanea, dall’elettronica al folk passando per la musica da camera.

Si resta sul versante orientale del nord Sardegna per l’appuntamento pomeridiano: alle 18 il festival fa infatti di nuovo tappa a Olbia, stavolta nella chiesa di San Pantaleo, per il concerto di TriApology, formazione sotto la cui insegna si riconoscono il sassofonista Vincenzo Saetta, il chitarrista Michele Penta e il batterista Ernesto Bolognini. Un sodalizio nato dall’esigenza di sperimentare un sound ibrido, avvalendosi dell’elettronica come baricentro sonoro, mantenendo il suono di origine acustica del trio senza basso. L’anno scorso a maggio è uscito per la Tŭk Music l’album d’esordio, “Rockinnerage”, dove i tre propongono un repertorio di matrice rock ma con un approccio jazzistico, spaziando fra grandi hit di gruppi come Nirvana, Coldplay, Led Zeppelin e Police, dando forma a un sound contemporaneo che parte dal passato per fondersi con il suono elettrico della nostra era.

In serata, a Berchidda, dopo la prima parata musicale della Fanfaraï Big Band per le vie del paese, si accendono finalmente i riflettori sul palco centrale di Time in Jazz allestito, come sempre, in piazza del Popolo. Il concerto inaugurale segna un collegamento ideale con la passata edizione del festival: è infatti Enrico Rava l’atteso protagonista dell’appuntamento già in programma l’anno scorso ma che il trombettista dovette cancellare poco prima per un imprevisto impedimento di salute. Autentica icona del jazz italiano, da sempre impegnato nelle esperienze più diverse e più stimolanti, Enrico Rava (classe 1939) si presenta a Berchidda alla testa del gruppo Tribe, con cui ha registrato l’omonimo album per l’ECM nel 2011, e che riunisce alcuni dei migliori talenti della scena jazzistica nazionale, ognuno con la propria storia e personalità stilistica: il trombonista Gianluca Petrella, il pianista Giovanni Guidi, Gabriele Evangelista al contrabbasso e Fabrizio Sferra alla batteria.

Terminato il suo impegno con Rava Tribe sul palco di piazza del Popolo, Gianluca Petrella presenta nello spazio adiacente il primo dei quattro appuntamenti dopo concerto che, sotto il titolo “Time is over”, accompagneranno le notti berchiddesi. Accanto alla vita propriamente jazzistica del trombonista barese esiste infatti la sua faccia “elettronica” o di “ricerca morbida”. Per questo Paolo Fresu lo ha invitato a curare dei “late night shows” alternativi, un momento “dopofestival” con progetti ricchi di groove e ritmiche africaneggianti ma anche hip-hop e scratch con ospiti di volta in volta diversi. Apre la serie il live set del batterista, compositore, dj e producer Andrea Benini con il vibrafonista Pasquale Mirra, l’uno creatore, l’altro elemento stabile del progetto Mop Mop.

Lunedì 13

La giornata di lunedì 13 agosto inizia alle 11 a Telti, nella chiesa di San Bachisio, con il recente progetto Blackline di Francesco Diodati, chitarrista che ama sperimentare mescolando la tradizione con i linguaggi più contemporanei; ad affiancarlo in questo percorso, in cui chitarra e batteria vanno alla ricerca di sonorità autentiche e innovative, la voce versatile e le tastiere di Leila Martial e il groove di Stefano Tamborrino (già applaudito nei giorni precedenti con il trio ClarOscuro e il progetto Seacup), uno dei batteristi più richiesti del momento, oltre che sapiente utilizzatore dell’elettronica: ancora tre giovani talenti per un concerto sotto l’insegna di “Mediterranea”.

Il pomeriggio porta il pubblico del festival sulla costa, a Porto Taverna, in territorio di Loiri Porto San Paolo, per ascoltare, alle 18, un nuovo trio inedito, con Enrico Zanisi al pianoforte, il contrabbassista abruzzese Luca Bulgarelli e il trombettista sardo (classe 1986) Francesco Lento: due nomi, questi ultimi, che ritroveremo l’indomani nel quartetto di Gegé Munari.

Al rientro a Berchidda, dopo una nuova parata della Fanfaraï Big Band per le strade del paese, la seconda serata in Piazza del Popolo vede sul palco, alle 21.30, il trombonista svedese Nils Landgren con la sua esplosiva Funk Unit. La solida formazione classica e le incursioni nella musica folk scandinava non hanno impedito a Landgren (classe 1956) di avventurarsi nei territori dell’improvvisazione e della black music, fino ad approdare al funk, per raggiungere un successo internazionale con la Funk Unit a fine anni Novanta, in particolare a seguito dell’album “Paint It Blue” (1997), e altri importanti traguardi che sono valsi al gruppo il titolo di migliore funk band in Europa. Accanto al suo tipico trombone rosso saranno sul palco di Time in Jazz Jonas Wall al sax, Petter Bergander alle tastiere, Andy Pfeiler alla chitarra, Magnum Coltrane Price al basso e Robert Ikiz alla batteria.

Al termine, ancora musica con il secondo appuntamento di “Time is over”, il momento post-concerto curato da Gianluca Petrella: protagonista, in questa occasione, Tommaso Cappellato, produttore, musicista, dj e compositore capace di spaziare dalla free-form techno alle produzioni hip hop e all’improvvisazione jazz, con il suo progetto solista “Aforemention”.

Martedì 14

Nuovo impegno per Nils Landgren la mattina di martedì 14, atteso a Sorso (ore 11, villa romana di Santa Filitica) in un duo all’insegna dell’improvvisazione e della sperimentazione con il chitarrista Francesco Diodati.

Nel pomeriggio il festival si sposta a Ploaghe dove tiene banco, dalle 18 al Convento dei Cappuccini, Gegè Munari, decano dei batteristi jazz italiani, alla guida di un quartetto con Ettore Carucci al pianoforte, Luca Bulgarelli al contrabbasso e Francesco Lento alla tromba e al flicorno; un nuovo coinvolgente progetto che spazia dal bebop all’hard bop, con standard rivisitati e arrangiati in chiave moderna. Attivo dai primi anni Sessanta, tra le sue numerose collaborazioni, il batterista campano conta quelle con Gato Barbieri, Enrico Rava, Franco D’Andrea, Martial Solal, Lee Konitz e Enrico Pieranunzi, accompagnando inoltre artisti come Liza Minelli, Mirelle Martieu, Jerry Lewis; ha anche inciso musica per film sotto la direzione di maestri del calibro di Ennio Morricone, Bruno Canfora, Ritz Ortolani, Piero Piccioni, Pino Calvi e Armando Trovajoli.

A Berchidda, in serata (alle 21.30), sul palco centrale di Piazza del Popolo, l’attesissimo concerto di Steve Coleman and Five Elements. Tra i nomi di maggior rilievo della scena jazzistica contemporanea, il sassofonista chicagoano (classe 1956) vive la musica come parte delle energie che regolano l’universo; da questa concezione muove tutta la sua ricerca artistica, che va dall’eredità dei grandi maestri come Duke Elllington, Charles Mingus, John Coltrane e Charlie Parker, ai ritmi del funk e dell’hip-hop, fino alle radici delle musiche tradizionali africane, asiatiche e cubane. È così che nasce un mélange intenso e coinvolgente, dove si stratificano e convivono le esperienze più diverse che travalicano l’ambito prettamente jazzistico, per dar vita a uno stile unico, perfettamente sintetizzato nel progetto Five Elements. A Berchidda, il sax alto di Steve Coleman sarà affiancato dalla voce di Kokayi, artista e produttore nominato ai Grammy, e dai suoi storici compagni Jonathan Finlayson alla tromba, Anthony Tidd al basso elettrico e Sean Rickman alla batteria.

Al termine del concerto, ancora la musica del dopofestival “Time is over”, che in questo terzo appuntamento vedrà in azione dj Gruff (voce e giradisco) insieme allo stesso Gianluca Petrella; due nomi che descrivono due mondi: un rap che da trent’anni continua a segnare la storia del hip-hop italiano con basi, parole e dischi, un trombonista tra i più noti al mondo, che pare aver perfettamente compreso l’evoluzione multi-direzionale del suo genere madre, il jazz. Rap e scratch incontrano note e improvvisazione, beat, elettronica e rime in un prezioso e imperdibile mix.

Mercoledì 15 agosto

La giornata di ferragosto a Time in Jazz si vive per tradizione nella campagna appena fuori Berchidda, tra le chiesette di San Michele e Santa Caterina. Si parte alle 10 con la “Passeggiata nel bosco con Gufo Rosmarino”, un racconto itinerante nella natura intorno alla chiesetta di Santa Caterina con l’attore Giancarlo Biffi, che porterà in scena “Rosmarino e i corvi farlocchi” (pubblicato nel 2017 da Segnavia), accompagnato dalla tromba di Paolo Fresu, dal violino di Sonia Peana e dalle voci di Catia Gori e Ada Montellanico. Stessa ambientazione, alle 11, per la conferenza “Fatto trenta facciamo trentuno. La bellezza dei numeri che creano vita” con Emilio Casalini, giornalista e scrittore padovano con esperienza nel campo dei reportage (premio Ilaria Alpi 2012), che negli ultimi anni ha riflettuto sulla rinascita dell’Italia grazie al suo patrimonio culturale, pubblicando “Rifondata sulla bellezza – Viaggi, racconti e visioni alla ricerca dell’identità celata” (Spino Editore, 2016).

Subito dopo, musica con la Fanfaraï Big Band, la scatenata formazione che più tardi, in serata, sarà protagonista (con ospiti a sorpresa) dell’immancabile festa di ferragosto di Time in Jazz.

Trasferimento, quindi, alla vicina chiesetta di San Michele per il consueto pranzo a base di piatti tipici della cucina locale; poi, nel tardo pomeriggio (ore 18), torna lo spazio dedicato dal festival alla musica tradizionale sarda, con “Jazz e tradizione popolare tra passato e futuro”, a cura di Fabio Calzia, che vedrà in scena l’organettista Pierpaolo Vacca, noto per le sue interpretazioni in cui si fondono tradizione e sperimentazione.

Al rientro in paese, riflettori accesi alle 21.30 per l’ultima serata sul palco di Piazza del Popolo, con un primo set che vedrà il gradito ritorno a Time in Jazz del tunisino Dhafer Youssef, voce e oud (il liuto arabo), alla guida del suo quartetto con Isfar Sarabski al piano, Matt Brewer al basso e Ferenc Nemeth alla batteria, con cui porterà in scena il progetto del suo ultimo album, “Diwan of Beauty and Odd” (del 2016). Cinquant’anni compiuti lo scorso novembre, Dhafer Youssef è stato un pioniere nel riuscire a sganciare l’oud dal suo ruolo più tradizionale per connetterlo ad altri generi musicali contemporanei, coniugando in modo originale musica araba e jazz, con ulteriori sfumature conferite dall’elettronica. Nel suo cammino artistico ha condiviso esperienze e collaborazioni con artisti di vari ambiti e provenienze musicali, come Markus Stockhausen, Paolo Fresu, Nguyen Lê, Nils Petter Molvaer, Bugge Wesseltoft, Eivind Aarset, Zakir Hussain, Tigran Hamasyan, Ballake Sissoko, tra gli altri, comprese due “leggende” del jazz come Herbie Hancock e Wayne Shorter in occasione dell’International Jazz Day del 2015. Nel 2017 è stato insignito del prestigioso Dutch Edisson Award.

Poi, nella seconda parte della serata, tolte poltroncine e transenne dalla piazza e aperte le porte al pubblico con ingresso gratuito, via alla consueta festa di Ferragosto che quest’anno si affida alla coinvolgente miscela di suoni e ritmi di Fanfaraï Big Band, formazione multietnica in cui si mescolano raï, chaabi, musica gnawa, gli ottoni jazz, afro-cubani o tzigani: sul palco, a menare le danze, Samir Inal (percussioni, oud e cori), Patrick Touvet (tromba) Guillaume Rouillard (tromba), Abdelkader Tab (percussioni, gumbri e canto), Antoine Giraud (tuba o trombone), Didier Combrouze (basso o chitarra), Olivier Combrouze (sax tenore, baritono e cori), Bouabdellah Khelifi (violino e canto), Emmanuel Le Houezec (sax alto, flauto e cori), Mehdi Chaib (sax soprano, kerkabou e cori), Maximilien Helle-Forget (tastiere) e Hervé Le Bouche (batteria), con la partecipazione di ospiti a sorpresa.

Al termine, la festa continua nell’attigua piazzetta con il consueto spazio dopofestival di “Time is over” affidato a Gianluca Petrella in un ultimo e speciale evento che prevede la presenza anche di Paolo Fresu e altri guest.

Giovedì 16 agosto

La trentunesima edizione di Time in Jazz si avvia al suo epilogo l’indomani (giovedì 16), alle 18, a San Teodoro, nell’omonimo stagno, con il rinnovato incontro in musica tra il caldo timbro della tromba e del flicorno di Paolo Fresu con l’inconfondibile canto e le sonorità dell’oud di Dhafer Youssef: un legame artistico e umano ultraventennale, quello tra il musicista sardo e il tunisino, che ha dato vita a pagine importanti traendo linfa dalla comune radice mediterranea dei due.

Sipario finale sul festival in serata, alle 22, al Museo del Vino di Berchidda; il compito di chiudere i giochi (e la serie dei concerti di “Mediterranea”) spetta ai Plus 39, ovvero il gruppo dei migliori allievi dell’edizione 2017 del seminario di Nuoro Jazz: un sestetto giovanissimo, composto da Fabiana Manfredi e Federica Muscas alla voce, Luca Zennaro alla chitarra, Vittorio Esposito al pianoforte, Stefano Zambon al contrabbasso e Francesco Parodi alla batteria, con un repertorio di brani originali dove la matrice jazzistica moderna rimane ben presente ma viene affiancata da influenze soul e r’n’b.

Altri eventi

Come sempre, non c’è solo la musica nel vasto cartellone di Time in Jazz: nei pomeriggi da sabato 11 a mercoledì 15 al Cinema Santa Croce (ore 16) si rinnova l’appuntamento con la selezione di filmati e documentari di Time in Jazz curata dal regista Gianfranco Cabiddu; spazio anche all’arte, alla Casara, edificio che nel nome rivela il suo precedente uso per la produzione e la vendita di prodotti caseari, di recente restaurato e trasformato nella sede dell’Associazione Time in Jazz, che da giovedì 9 a quello successivo, 16 agosto, ospiterà CasArte – Casa d’Arte Time in Jazz, un’esposizione della collezione permanente di opere degli artisti sardi e internazionali frutto delle donazioni raccolte dall’associazione Time in Jazz nei suoi trent’anni di festival.

Nei bar di Berchidda torna invece Winebook, la serie di incontri con gli autori e le novità editoriali, che verrà aperta giovedì 9 con un doppio appuntamento mattutino: il primo, alle 9.30, è incentrato sulla Pimpa, la famosa cagnolina a pois rossi nata dalle matite di Altan, tradotta in lingua sarda; alle 12.30, invece, Paolo Fresu parla di “Time in Jazz”, il volume pubblicato l’anno scorso ad agosto da Franco Cosimo Panini editore: scritto in prima persona dallo stesso musicista, con il corredo di oltre trecento fotografie, gli interventi e le testimonianze di tanti amici e artefici di Time in Jazz, ripercorre le tappe di questo festival che partendo da un piccolo paese ha saputo andare oltre, annullando i confini e avvicinando le distanze, grazie alla musica e alle arti.

La serie di presentazioni di Winebook riprende domenica 12, alle 19, con Severino Salvemini e “Le liste degli altri. La musica amata da 139 italiani” (Le Polene, 2018), il libro con cui indaga sulle passioni musicali di oltre un centinaio di personaggi famosi, dallo sport alla politica, dal mondo delle professioni a quello dello spettacolo, che raccontano i brani musicali che hanno accompagnato (e segnato) la loro vita. L’incontro di lunedì 13 (alle 19) vede il ritorno a Time in Jazz (dopo esserne stato tra i protagonisti dei concerti nel 2015) del compositore, musicista e musicologo Enrico Merlin, questa volta nelle vesti di autore ed esperto della musica di Miles Davis, per presentare la sua recente opera “Miles Davis 1959. A day-by-day Chronology”: una cronologia in grande formato (30 x 30 cm), completamente a colori, che segue giorno per giorno la vita e la musica del celebre trombettista nel 1959, anno fondamentale nella vita di Davis, attraverso un grosso lavoro di ricerca sulla stampa internazionale, con l’ausilio di dettagliate discografie, note biografiche, interviste e analisi musicali.

L’incontro di lunedì 13 (alle 19) vede il ritorno a Time in Jazz (dopo esserne stato tra i protagonisti dei concerti nel 2015) del compositore, musicista e musicologo Enrico Merlin, questa volta nelle vesti di autore ed esperto della musica di Miles Davis, per presentare la sua recente opera “Miles Davis 1959. A day-by-day Chronology”: una cronologia in grande formato (30 x 30 cm), completamente a colori, che segue giorno per giorno la vita e la musica del celebre trombettista nel 1959, anno fondamentale nella vita di Davis, attraverso un grosso lavoro di ricerca sulla stampa internazionale, con l’ausilio di dettagliate discografie, note biografiche, interviste e analisi musicali.

È dedicata infine alla scena jazzistica sarda l’ultima presentazione di Winebook, che martedì 14 (sempre alle 19) vedrà protagonista “Sardegna, Jazz e dintorni. Tradizioni, viaggi, musiche, insularità”, libro fresco di stampa per la casa editrice Aipsa (giugno 2018), a firma di Simone Cavagnino e Claudio Loi; saranno proprio i due autori a presentare l’opera, che esplora le caratteristiche del contesto e i protagonisti (cinquantadue musicisti in tutto) che hanno permesso lo sviluppo del jazz in Sardegna, tra nuove e vecchie generazioni, a formare una sorta di enciclopedia in divenire, completata da una discografia essenziale e una galleria fotografica di Giulio Capobianco, Flavia Matta e Paolo Piga.

Proseguono poi le iniziative di promozione e sensibilizzazione ambientale riunite sotto l’insegna Green Jazz, che dà voce ai temi del risparmio energetico, dell’uso delle energie alternative, della differenziazione dei rifiuti, dell’abbattimento delle emissioni di CO2, anche nell’intento di ridurre l’impatto del festival sull’ambiente.

Rappresenta invece un elemento di novità del festival il progetto “Mediterranea” realizzato con il contributo del Bando “Sillumina 2018 – Periferie Urbane – Migranti” (sostenuto e promosso da SIAE) che da martedì 7 a lunedì 13 si svilupperà attraverso attività laboratoriali aperte di scambio e condivisione di saperi, arti e mestieri: la prima, un format ideato dalla compagnia Theatre en Vol, consiste nella realizzazione, nel centro del paese di Berchidda, di una Street Falegnameria, piccola falegnameria di strada in cui alcuni ragazzi provenienti da Guinea Bissau, Guinea Conakry, Nigeria e Senegal, interagendo con i volontari del festival, costruiranno e decoreranno dal vivo elementi di arredo urbano creati con materiali di recupero, per realizzare un accogliente salotto multicolore, creando momenti di scambio e interazione con la comunità e il pubblico. Gli stessi spazi arredati, saranno poi lo scenario per il cuore del progetto, che vedrà protagonisti, insieme agli ospiti stranieri, alcuni giovani e talentuosi musicisti under 35 presenti al festival impegnanti in performance musicali partecipate (tutte con inizio previsto alle 15): inaugura la serie il pianista William Greco, nei pomeriggi di martedì 7 e giovedì 9; venerdì 10 sarà invece protagonista il contrabbasso di Marco Bardoscia, mentre l’incontro di sabato 11 sarà guidato dai ritmi della batteria di Emanuele Maniscalco; il giorno successivo (domenica 12 agosto) l’appuntamento è con le sperimentazioni del chitarrista Francesco Diodati e, dopo una pausa di tre giorni, si torna nel primo pomeriggio di giovedì 16 con il giovane ensemble dei Plus 39. Con la propria professionalità, creatività e esperienza, questi artisti contribuiranno all’apertura di un dialogo attento ad accogliere la voce dei migranti, dei volontari, della popolazione locale e del pubblico del festival, per favorire la coesione sociale ed il percorso verso l’inclusione e l’integrazione dei cittadini stranieri.
Biglietti e prevendite

Come di consueto, l’ingresso è a pagamento per i quattro concerti serali che si tengono in piazza del Popolo, gratuito invece per gli altri appuntamenti, ad eccezione dei concerti “Tribute to Jan Johansson”, in programma a Ozieri giovedì 9 (ingresso a 15 euro) e “Lumină” in programma a Berchidda la sera di venerdì 10 agosto (ingresso con consumazione).

La platea di Piazza del Popolo si articola in due settori. Il biglietto intero per ciascuna serata nel primo settore costa 25 euro, il ridotto 22; nel secondo si pagano invece rispettivamente 20 e 17 euro. Le riduzioni sono riservate ai soci Time in Jazz, agli studenti, agli under 12 anni e agli over 65.

Novanta euro è invece il prezzo dell’abbonamento intero valido per tutte e quattro le serate, ottanta euro il ridotto. Posti riservati per i soci di Time in Jazz che hanno rinnovato la tessera entro il 5 maggio.

Biglietti e abbonamenti in prevendita online su circuito Vivaticket e nei punti vendita autorizzati.

Per informazioni: Vivaticket, tel. 892234; www.vivaticket.it. La segreteria di Time in Jazz risponde invece al numero telefonico 079703007 e all’indirizzo di posta elettronica info@timeinjazz.it. Aggiornamenti e altre notizie sono disponibili sul sito www.timeinjazz.it e alla pagina www.facebook.com/timeinjazz.

Marco Sotgiu

Marco Sotgiu

Fondatore e Direttore di spettacolart.it Appassionato di musica. Suono la batteria. Non sono un giornalista.


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